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I presupposti per lo scontro tra Grecia e Persia

Nel V secolo a.c, la caduta delle tirannidi in Grecia, la progressiva ripresa dei commerci e la graduale affermazione della democrazia favorirono un periodo di grande fioritura economico/culturale specialmente per le citò greche situate sulla costa ionica dell'Asia minore.
Questo contribuì alla nascita dei presupposti per uno scontro tra i greci e i persiani. Quest'ultima popolazione si espanse sotto la guida dei re Ciro e il suo successore Cambise fino ad occupare una parte dell'Egitto, la Siria e la Mesopotamia.
Nel 546 a.c, sotto la guida del re Ciro, i persiani riuscirono a sottomettere il regno di Lidia, ciò determinò un assoluto controllo della costa ionica dell'Asia minore da parte dei persiani.
Una volta conquistate le terre, i persiani richiedevano tributi e soldati in cambio di protezione da nemici esterni e , poiché gli abitanti non erano entusiasti di questa situazione, per riuscire a mantenere il controllo sulle turbolente città delle coste ioniche il re favorì la salita al potere di tiranni locali; il più conosciuto tra questi era forse Aristagora, tiranno della città di Mileto, che nel 499 a.c guidò una ribellione contro il regno persiano a capo delle città greche.

Il tiranno, infatti, aveva provato a espandere il territorio sotto il suo controllo, senza però ottenere alcun risultato. In seguito aveva chiesto aiuto alle città greche, ma solo Atene e Eretria accorsero in suo aiuto con un piccolo contingente di soldati. I ribelli riuscirono a penetrare nell'entroterra e a conquistare la città di Sardi; la risposta di Dario non si fece però attendere. Il sovrano persiano, con una doppia offensiva, assediò la città di Mileto via mare e via terra, mentre i fenici sconfiggevano la flotta greca i persiani assediavano Mileto.
La città fu conquistata dopo diversi giorni di assedio, gran parte dei cittadini fu uccisa, mentre i restanti furono venduti come schiavi. La notizia della caduta di Mileto generò un'ondata di sgomento in tutta la Grecia, soprattutto tra i cittadini ateniesi e tra gli abitanti di Eretria, i quali si sentivano minacciati a causa dell'aiuto concesso alle città ioniche. La convinzione che bene presto la guerra sarebbe scoppiata si faceva sempre più evidente, per questo motivo Atene stipulò un'accordo con Sparta. Nel suo libro ''Storie'' Erodoto manifestò la consapevolezza che non si era trattato di uno scontro tra due Stati, ma che in gioco erano due concezioni politiche totalmente opposte: da una parte la grande monarchia orientale, dall'altra la civiltà fondata sulla libera associazione di persone. Una sconfitta avrebbe significato per i greci l'assoggettamento all'Impero persiano e avrebbe reso impossibile la sopravvivenza di un regime democratico come quello ateniese.

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