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Roma - Governo di Caio Mario


L’evoluzione degli eventi dimostra come, con la riforma di Caio Mario e le nuove crisi che si profilavano per Roma, le istituzioni (organizzate così bene nel corso di due secoli) cominciarono ad essere buttate all’aria; questo accadde quando, conclusa la guerra con Giugurta, nello stesso 105 ad Arausio (lungo il Rodano, l’odierna Orange), ci fu uno scontro fra legioni romane (che erano state mandate per controllare Cimbri e Teutoni) e queste tribù germaniche, che ormai facevano incursioni dalla Gallia fino alla Spagna e dunque potevano anche (passare la frontiera francese ed) entrare in Italia. La sconfitta ad Arausio fu apparentemente terribile, in quanto le perdite erano fissate ad 80.000 cittadini romani (senza considerare gli auxilia alleati), e Roma entrò nel panico, perché il ricordo di Brenno e dei Senoni (del 390) rimase sempre nella coscienza romana, a motivo di una grande shock; dunque, l’assemblea del popolo decise di eleggere nuovamente Mario, consecutivamente per cinque volte, dal 104 a.C. al 100 a.C., perché sconfiggesse Cimbri e Teutoni. Sebbene le istituzioni vietavano di reiterare la stessa carica per anni successivi, perché l’oligarchia non voleva che uno dei suoi membri acquistasse troppo potere sugli altri, ormai l’esercito di volontari e l’ingresso di homines novi come Mario, di fronte ad un pericolo così forte, scardinò le principali istituzioni dello Stato; la prima brillante vittoria avvenne nel 102 a.C., quando i Teutoni furono sconfitti ad AquaeSextiae (Aix-en-Provence), e poi nel 101 a.C., quando i Cimbri furono annientati ai Campi Raudii (presso Vercelli). In conseguenza del trauma che questa minaccia di invasioni provocò, Roma decise di creare la provincia della Gallia Transalpina, a sud-ovest delle Alpi, nel territorio tra i Pirenei e la Provenza, che fu anche chiamata Narbonense (così chiamata dal nome della colonia di NarboMartius, odierna Narbona); in un anno imprecisato, presumibilmente dopo l’89-88 a.C., fu costituita un provincia anche nel territorio a sud delle Alpi, la Gallia Cisalpina. Dopo il 101 la fama di Mario generale era grandissima, mentre il come politico fu molto criticato: molti erano coloro che vedevano in lui il capo dei populares, convinti dunque che il generale vittorioso (che aveva trionfato con le sue legioni e che le aveva sapute ricompensare degnamente, facendo fare un ricco bottino) potesse sicuramente appoggiare una riforma a favore del popolo, che indipendentemente dalle oppressioni viveva in condizione miserevole, dato il progressivo ampliamento del latifondo aristocratico a discapito dei piccoli proprietari; nel 100 a.C. un tribuno della plebe, Lucio Apuleio Saturnino, filo-mariano presentò ai Comizi una nuova proposta di legge agraria che prevedeva nuove distribuzioni di terra e fondazioni di colonie a favore non solo di cittadini romani, ma anche di latini ed italici. Il Senato si oppose, Saturnino fece approvare una clausola che obbligava i senatori a giurare che non si sarebbero opposti alla legge, ma la situazione degenerò rapidamente: un rivale politico di Saturnino fu assassinato e dunque il Senato ricorse di nuovo senatus consultum ultimum ordinando ai consoli di ripristinare l’ordine con ogni mezzo, mentre Mario era console; egli si trovò dunque nella imbarazzante situazione di disubbidire al Senato, non attuando il senatus consultum ultimum, oppure eliminare violentemente un proprio alleato politico. L’evento drammatico fu quando Saturnino e i suoi alleati, che si arresero a Mario dopo essersi asserragliati in Campidoglio, con la promessa di aver salva la vita, furono linciati dalla folla (che secondo alcuni non venne frenata da Mario, laddove egli avrebbe potuto); da questa vicenda il prestigio di Mario ne uscì molto compresso e, per alcuni anni, i populares persero fiato.
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