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Rientrato a Roma in settembre del 46 a.C. Cesare rifiutò nuovi onori di cui il Senato intendeva ricoprirlo, diede le sue dimissioni dal consolato, mantenendo solo la dittatura con cui di fatto si riservava un pieno dominio sullo stato al di fuori delle tradizionali istituzioni repubblicane. Si dedicò al completamento dell’opera costituzionale e amministrativa, portano i senatori a novecento. Innalzò al rango anche persone di umilissima origine, quali centurioni e provinciali, allo scopo di ridurre la funzione dell’organo a quella di semplice consiglio. Scacciò inoltre dall’ordine senatorio quanti erano stati riconosciuti colpevoli di indebita appropriazione. Creò una sorte di governo di gabinetto con i suoi segretari Irzio e Pansa e con i consiglieri più fidati, indebolendo l’istituzione consolare con frequenti interruzioni dell’incarico e continue sostituzioni dei consoli eletti. Aumentò il numero di edili, questori e pretori. Condensò in pochi testi le leggi migliori e più necessarie di quelle esistenti che erano troppe e spesso incoerenti. Aggravò le pene per i delitti di violenza e lesa maestà. Riorganizzò il governo delle province, nominò personalmente i governatori e abrogò una legge che prevedeva un intervallo di cinque anni fra un incarico e l’altro. Riorganizzò le finanze ripristinando le dogane e sottoponendo a un controllo l’operato dei pubblicani, facendoseli nemici giurati. Ampliò l’esercito, fissando a 26 le legioni stanziate nelle province, a cui va aggiunto un corpo mobile di sei legioni. Raddoppiò il soldo alle truppe, accordò premi alle famiglie numerose, obbligò i proprietari a includere fra i loro pastori un terzo di uomini liberi, proibì agli uomini fra i senti e i quaranta anni di lasciare l’Italia per più di tre anni, onde evitare lo spopolamento. Tentò anche la riforma dei costumi tassando o proibendo merci straniere di particolare lusso, aprendo al pubblico numerose biblioteche e dando incarico all’erudito Marco Varrone di raccogliere e ordinare i libri. Pensò di riorganizzare la religione, accordando uno statuto speciale agli ebrei. Accordò la cittadinanza ai medici e agli uomini di cultura stranieri che abitavano a Roma. Fede eseguire grandi lavori pubblici, riorganizzò la Gallia cisalpina e la provincia d’Asia, creò colonie in Spagna fondò quella di Corinto e progetto di edificarne una anche sul territorio della distrutta Cartagine.

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