Proprietà pubblica e proprietà privata

La tragica fine dei nobili fratelli Caio e Tiberio Gracco propone alla nostra riflessione il problema della proprietà terriera che nell'antichità costituiva la principale fonte di reddito tanto per i proprietari quanto per chi lavorava. Sulla proprietà fondiaria e sulle sue rendite erano basati alcuni sistemi elettorali dell'antichità (si pensi ad Atene) e, di riflesso, il potere che ai detentori di grandi porzioni di territorio derivava. Alla base della riforma agraria dei Gracchi vi erano una serie di motivazioni, prima fra tutte quella di evitare un'eccessiva concentrazione di ager publicus ( cioè i terreni di proprietà dello Stato accumulati grazie alle conquiste) nelle mani di pochi cittadini che da semplici gestori avevano invece iniziato a comportarsi come veri e propri proprietari.

D'altro canto, forte era la pressione popolare, soprattutto da parte di chi avendo contribuito in prima persona alle conquiste desiderava ora ricavarne anche dei vantaggi. La reazione del ceto aristocratico che di quei terreni era il principale beneficiario portò alla rapida eliminazione dei Gracchi, lasciando insoluti tutti i problemi che i tentativi di riforma agraria avevano messo sul tappeto. Nella nostra Costituzione invece, fermo restando il riconoscimento della legittimità della proprietà privata, l'articolo 42 ribadisce la funzione sociale della proprietà che oltre a compensare adeguatamente chi legittimamente la detiene deve anche contribuire ad assicurare la solidarietà nella nazione.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email