Video appunto: Riforme dei Gracchi

Le riforme dei Gracchi



Nella seconda metà del II secolo a.C. Roma era cresciuta notevolmente ed insieme ad essa anche la povertà estrema dei proletari che furono costretti in alcuni casi ad intraprendere azioni illegali. Solo una ristretta cerchia di politici avvertì il bisogno di nuove riforme che dessero stabilità alla repubblica, il più importante fu Tiberio Gracco.
Egli credeva che alla base della crisi vi fosse lo spopolamento delle campagne, e quando nel 133 a.C. fu eletto tribuno della plebe, presentò una proposta di riforma agraria che prevedeva la ricostruzione della piccola proprietà terriera quasi scomparsa insieme alla povertà dei contadini e al latifondo, e l’incremento del reclutamento militare. Tiberio prevedeva quindi di redistribuire parte delle terre pubbliche confiscate ai popoli sconfitti ed, in quel momento, in possesso dei latifondisti illegalmente, applicando un’antica legge che impediva il possesso di più di 500 iugeri, o 1000 in caso di famiglie con figli. Ciò suscitò la violenta opposizione dei latifondisti, i quali riuscendo a portare dalla loro parte Marco Ottavio, uno dei tribuni della plebe, posero il veto alla legge agraria, bloccando la riforma. Allora Tiberio rispose facendo deporre dalla carica di tribuno Marco Ottavio accusandolo di esser diventato nemico del popolo, e quest’azione gli costò la vita: eliminato il rivale, infatti, presentò nuovamente la candidatura alla carica di tribuno della plebe ed il senato lo accusò di aspirare alla tirannide.

Tiberio fu ucciso da un gruppo di uomini capitanati da Publio Scipione Nasica nel 132 a.C. Dieci anni dopo la sua politica, venne eletto tribuno della plebe il fratello minore, Gaio, che, consapevole che alcuna riforma avrebbe potuto avere successo senza l’appoggio di proletari e cavalieri, emanò tre leggi di grande rilievo: distribuzione mensile di grano ai nullatenenti, ammise i cavalieri nelle giurie dei tribunali e stabilì che i plebei che non potevano permettersi armi e armature ne ricevessero gratuitamente. Nel 122 a.C. fu rieletto tribuno della plebe: qui ripresentò la riforma agraria del fratello e propose di concedere la cittadinanza ai popoli italici, tra i quali cresceva il malcontento essendo alleati da molto con Roma e dovendo versare comunque pesanti tributi senza nemmeno ricevere terre conquistate in guerra ad esempio. Il senato, però, non tardò a rispondere: infatti attraverso un tribuno della plebe, Livio Druso, strappò il consenso a Gaio prima da parte dei proletari e poi dei cavalieri, facendo, infine, respingere le leggi. Terminava così la politica di Gaio, che successivamente scappò insieme ai suoi seguaci facendosi uccidere da un servo pur di non cadere sotto mano nemica.