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La crescente ostilità

Nacquero così le prime ostilità verso i cristiani, quegli strani individui che si riconoscevano attraverso segni convenuti e che non si sapeva cosa facessero nelle loro riunioni.
Successivamente lo scontro fra le due comunità, quella cristiana e quella romana, avvenne sul terreno politico;il monito di Cristo,"date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio",era sì una riconoscimento della legge e dello Stato romani,ma esprimeva anche la volontà di affermare la superiorità della legge morale e religiosa sulle altre e l'esigenza di fare una distinzione tra Cesare e Dio,cosa certo difficile da accettare per chi adorava la divinità dell'imperatore.
Come se non bastasse, la nuova religione osteggiò il militarismo e alcune delle professioni vitali, come l'insegnamento.
Per questo l'ostilità crebbe sempre più, al punto che i cristiani furono considerati colpevoli di sciagure e calamità collettive e spesso oggetto di persecuzioni.

Le prime persecuzioni

I primi episodi di persecuzione, occasionali, furono motivati da opportunismo politico e da questioni di ordine pubblico.
Nerone ritorse sui cristiani l'accusa a lui mossa dell'incendio di Roma (luglio del 64 d.C. ).
Prima di lui, l'imperatore Claudio cacciò i cristiani da Roma perché la loro predicazione turbava la tranquillità della comunità ebraica.
L'imperatore Domiziano fece condannare con l'accusa di essere cristiani alcuni aristocratici a lui ostili. Nei momenti difficili (di carestia, di calamità naturali ecc.), la gente se la prendeva con i cristiani e li trascinava in tribunale per farli condannare. I governatori, per convinzione o per quieto vivere, placavano la folla con qualche esecuzione, altre volte era il popolo inferocito a fare giustizia sommaria.

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