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Nelle polis greche, il potere veniva esercitato a turno dai cittadini attraverso la carica di magistrato. Solamente i maschi adulti nati liberi avevano il diritto di possedere terre, far parte dell'esercito e poter prender parte della vita politica.
Ogni polis presentava un consiglio, un'assemblea e dei tribunali.
Le polis si basavano su un'idea politica, religiosa e sociale infatti il moto centripeto si chiamava sinecismo (dal greco significava "abitare insieme") e nella città si trovava il palazzo del re e il tempio della divinità Poliade (ogni città ha la propria divinità che da un legame religioso).

La poca presenza di terre adatte all'agricoltura, la crescita demografica e il problema espansionistico nelle regioni montuose della Grecia portarono ad una seconda colonizzazione. Infatti molti contadini emigrarono alla ricerca di terre libere e prospere, questo venne definito "fame di terre" e iniziò dal 750 a.C.

La prima colonizzazione si orientò verso le coste dell'Egeo e dell'Asia minore: Mar Nero, Tracia e varie regioni costiere. Mentre la seconda colonizzazione sia verso Oriente che verso Occidente: Africa, Spagna, Francia del Sud e Italia del Sud (anche la Sicilia). La zona Italiana che venne colonizzata dai Greci prese il nome di "Magna Grecia" ("Grande Grecia").

Per i greci dar vita ad una colonia significava "spostamento di dimora" nonostante la vera traduzione di "colonia" fosse "coltivare la terra". Le colonie nascevano grazie ad un appartenente della famiglia più ricca della città e una parte del popolo si staccava dalla città d'origine per seguirlo e creare una nuova polis in un altro territorio. Queste possedevano poi una propria indipendenza politica ed erano legate alla madrepatria grazie ad un legame affettivo.
Questa seconda colonizzazione portò ad effetti economici, sviluppando il commercio; sociali, un'affermazione della classe media; culturali, scoperte di nuove terre e culture; finanziari, fu infatti introdotta la moneta; tecnologici, nacque il Pentecontere (una nuova barca con 50 rematori); e politici, nacque l'autogoverno da parte delle polis.


Le città-stato, la posizione geografica, la conservazione delle culture da parte di ogni polis creava uno stato frammentato e mai unitario. Nonostante questo, il periodo ellenico tenne sempre in vita l'idea un'identità culturale comune grazie a vari fattori, fra cui:
-la lingua, che presentava dialetti ma essendo uguale permetteva un'identità culturale nell'ambito della letteratura, delle composizioni, delle poesie, ma anche della storia e della filosofia. Inoltre tutti colori che non parlavano la lingua comune vennero definiti "barbari";

-la religione, grazie alla costruzione di santuari, alla fondazione di leghe sacre, all'organizzazione di giochi e cerimonie in onore delle divinità.
Le leghe sacre in seguito divennero delle vere e proprie allenze commerciali e politiche.


I Greci erano politeisti, tutti gli dei abitavano sul monte Olimpo e per questo si parlava di religione Olimpica. Per i Greci gli dei non rappresentavano un rapporto intimo ma una valenza celebrativa e pubblica che dimostravano grazie a riti e pratiche divine, fra cui i sacrifici o la consultazione degli oracoli (messaggio fornito dalle divinità). Nella religione greca non vi era nè un testo sacro ne un'idea di vita dopo la morte né una casta sacerdotale. C'erano preti con più prestigio ma le pratiche di culto potevano essere officiate da funzionari pubblici.
Esisteva inoltre il Pantheon cioè un gruppo di dodici divinità principali che avevano il compito di aiutare, proteggere e mandare avanti la polis e con essa i suoi cittadini. Le divinità erano antropomorfe, presentavano in tutto e per tutto caratteristiche umane, sia in ambito fisico che caratteriale con tutti i pregi e i difetti dell'uomo, l'unica differenza dagli uomini era l'immortalità.
I Greci diedero di vita al sistema delle narrazioni mitiche: miti cosmogonici, raccontavano la nascita del mondo; miti antropogonici, sulla nascita dell'uomo; miti teogonici, sugli dei; miti eroici, sugli eroi e miti eziologici, sulle norme e sulle basi della comunità.

Oltre alla religione ufficiale, i Greci elaborarono dei culti detti misterici, in cui i partecipanti erano ammessi solo dopo una cerimonia d'iniziazione. Questi culti rispondevano all'esigenza di una dimensione spirituale interiore ed erano aperti a tutti. Di quelli più antichi (misteri eleusini) la maggior parte avevano luogo nel santuario della dea Demetra presso Eleusi (vicino Atene) ed erano connessi al culto della fertilità e all'agricoltura. Mentre i misteri dionisiaci era clandestini ed erano legati al culto del Dio Dionisio e prevedevano danze e cerimonie orgiastiche. Questo presentava una perdita di controllo da parte di coloro che partecipavano e così vennero proibiti.

I santuari greci erano situati in territori lontani dalle polis e ospitavano un clero ufficiale che aveva il compito di officiare il culto e proteggere il tesoro all'interno. Il dio del santuario comunicava grazie a degli oracoli che il sacerdote traduceva. Un santuario di vitale importanza per i Greci fu quello di Apollo a Delfi.
Un altro elemento che caratterizzava i greci erano i giochi Panellenici ("pan" = "tutto", "elleni" = "Greci"), dei giochi sacri che venivano organizzati nei santuari più importanti in occasione di feste religiose. Quelli più prestigiosi ci furono a partire dal 776 a.C., si svolgeva ogni quattro anni e durava circa 4/5 giorni, ad Olimpia. Questi giochi e erano talmente importanti che l'inizio del calendario greco veniva fatto coincidere con l'anno della prima edizione. I partecipanti, provenienti da tutta la penisola, dovevano essere liberi, figli di greci e di rango elevato, si sarebbero allenati e sarebbero rimasti a Olimpia fino alla fine dei giochi. Il vincitore otteneva delle ricchezze sia per sé che per la sua città d'origine.
Questi giochi non erano solo un evento sportivo, ma anche sociale, infatti vi assistevano scrittori, cantanti, poeti famosi e durante questo periodo era indotta una "tregua sacra", in cui era vietato impugnare delle armi.

Durante la prima colonizzazione, i Dori si stanziarono nel Peloponneso e, nella regione della Laconia, diedero vita a Sparta. La Laconia era inoltre una pianura fertile, solcata dal fiume eurota e circondata da due catene montuose, quindi era gi° protetta con una roccaforte naturale dai nemici. Sparta nacque dall'unione di cinque villaggi sulle ceneri dell'antica città di Lacedemone (città del famoso re acheo Menelao) che venne distrutta nel 1200 a.C. dai Micenei.

Gli Spartani conquistarono la regione della Messenia e ne sottomisero il popolo per farne coltivare i terreni e prendere metà del raccolto. I Messeni desideravano ottenere di nuovo la loro libertà ma gli Spartani riuscirono ad arginare a lungo le loro ribellioni.

Nel VI secolo a.C., Sparta conquisto sia gli Arcadi che gli Argivi (abitanti di Argo) e grazie a questi successi poté dar vita ad un sistema di alleanze militari. Fece dei patti con varie polis in cui stabiliva che la condizione principale fosse che dovessero avere gli stessi alleati e nemici di Sparta. Gli Spartani erano inoltre divisi in tre gruppi distinti:
-Spartiati, circa 10.000, possedevano tutti i diritti politici e civili, erano i guerrieri del paese e proprietari terrieri. Passavano il resto della loro vita ad allenarsi e a dedicarsi alla vita politica e avevano l'obbligo di contribuire alle spese pubbliche. I loro servitori erano gli Iloti;
-Perieci, circa 50.000, lavoravano la terra, erano artigiani e commercoali, erano liberi, possedevano ogni diritto civile e una certa indipendenza. Non possedevano diritti politici e dovevano fornire milizie all'esercito;
-Iloti, 140.000/200.000, maggior parte provenienti dalla Laconia e dalla Messenia, servi degli spartiati, non possedevano né diritti politici né diritti civili, partecipavano alle attività militari come servi dei guerrieri o assistenti per i feriti.

Esisteva anche la Krypteia, una caccia armata agli iloti che veniva proclamata ogni anno e fungeva da rito d'iniziazione per permettere ai giovani spartiati l'ingresso nell'età adulta.

L'organizzazione politica degli Spartani si basava su due re a capo dell'esercito e su un consiglio di anziani (+60), la Gherusìa. Questa era costituita da 28 membri eletti dagli spartiati (mediante l'assemblea popolare ) di cui due erano i re, venivano detti Geronti e possedevano il potere legislativo e giudiziario.
Tutti gli spartiati sopra i 30 anni potevano far parte dell'Apella, l'assemblea popolare, per eleggere una volta al mese gli anziani e gli efori, e per accettare o respingere una legge.
Dal 754 a.C. venne introdotta la magistratura dei cinque sovrintendenti, gli Efori, che esercitavano una magistratura di controllo nella vita politica, militare e giuridica. Così a Sparta era presente un organizzazione politica che univa la monarchia, la democrazia e l'oligarchia (rappresentata da Efori e Anziani).

Il sistema educativo spartano si basava sull'addestramento di ogni uomo per farlo diventare un guerriero e fare in modo che proteggesse la sua città e diventasse un cittadino onesto e capace. Già da piccoli i bambini venivano selezionati dalla Gherusìa, classificandoli sani o troppo gracili, dopo sette anni trascorsi con i genitori, i fanciulli cominciavano un percorso educativo in una comunità, sotto la guida di un Paidonomos ("colui che detta legge ai fanciulli"), dove imparavano a leggere e a scrivere, allenavano il loro corpo sotto una rigida disciplina. A diciotto anni venivano ammessi nell'esercito, a venti potevano partecipare ai sissizi e ai banchetti comuni (che rappresentavano alcuni dei presupposti basilari per godere dei diritti di cittadinanza a Sparta). A trent'anni si diventava spartiati, si veniva ammessi nell'assemblea e fino a sessant'anni ci si metteva a disposizione dell'esercito.
Le donne invece non godevano dei diritti politici, anche loro si allenavano nella lotta, nelle gare di corsa e del lancio del giavellotto, tanto che la loro preparazione fisica era nota in tutta la Grecia. Le donne non potevano lasciare la casa ma possedevano alcune libertà: libertà di parola nonostante non avessero diritti politici; il padre non influiva sulla scelta del matrimonio; la famiglia della sposa non era obbligata a fornire la dote; la moglie non era sottoposta al potere del marito; l'adulterio non era considerato un crimine.

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