Il limes

Il termine latino Limes era da sempre associato all'idea di confine fortificato, ma nella fase iniziale delle conquiste indicava più che altro una via di penetrazione che l'esercito romano percorreva in direzione di nuovi territori. Quindi esso alludeva più a una linea di attacco che a una di difesa. Se in precedenza il confine era costituito da elementi naturali come una catena montuosa o una riva di un fiume ed era sufficiente un cordone di soldati-cittadini a difenderlo con la fine della politica espansionistica romana e l'affermarsi di una politica estera rinunciataria, più impegnata al consolidamento della presenza romana nei territori conquistati forse la necessità di installare strutture di difesa del territorio e della propria identità rispetto all'altro, lo straniero, al barbaro che poteva intaccare l'integrità culturale romana. Il termine Limes da quel momento in poi fu dunque associata all'idea di difesa. Gli studiosi concordano comunque nel ritenere le linee di confine fortificate dei romani non solo barriere che dividevano, ma punti di controllo doganale e gestione razionale dei flussi migratori di coloro che, attratti dalla civiltà romana, tendevano a dislocarsi nei suoi territori. Infatti il Vallo di Adriano, completato in una decina di anni si estendeva tra i fiumi Solvay e Tyne, era alto circa 4,50 m, spesso alla base 2,5 m, in pietra, lungo 120 km, preceduto da un fossato ed era difeso da circa 50.000 uomini. Il lungo muro era interrotto da torri di vedetta e da fortini, posti a circa un miglio uno dall'altro, che fungevano da caserme, al cui interno sono ancora evidenti magazzini, infermerie e officine.

Analoga funzione aveva il vallo fatto costruire più a nord dall'imperatore Antonino Pio, che premise però alla muraglia anche un sistema di buche, celate nel terreno, nelle quali erano incastrati pali aguzzi, segno del crescente bisogno di protezione avvertito dagli abitanti dell'Impero.

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