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Non si può escludere che Cesare pensasse al titolo di re, anche se al riguardo i pareri degli storici sono divergenti. Il grande storico ottocentesco Theodor Mommsen sostiene che Cesare non aspirava alla regalità secondo il modello dei sovrani ellenistici, ma piuttosto rifacendosi alla monarchia dell’antica roma pensava di porsi al di sopra dei conflitti fra le classi sociali con una superiore autorità civile, militare e religiosa. Al contrario lo storico tedesco Meyer alla fine dell’ottocento, e nel primo novecento il francese Carcopino hanno creduto di trovare nelle fonti prove dell’intenzione di Cesare di instaurare una monarchia di tipo ellenistico, con un potere fondato sulle sue prerogative divine; secondo questo filone di studi Cesare avrebbe voluto divorziare dalla moglie Calpurnia e sposare Cleopatra per congiungersi alla discendenza di Alessandro Magno, trasferendosi da Roma ad Alessandria d’Egitto. In quest’ottica i suoi rifiuti del titolo di re sarebbero stati insincere recite, dovute alla mancata rispondenza popolare nei confronti della proposta di regalità. La storiografia italiana invece nega che il regime instaurato da Cesare si debba intendere come una forma di monarchia di qualunque tipo, quanto piuttosto come la prima manifestazione pur non giuridicamente definita del principato Romano che presto si affermerà. In tal senso le offerte di regalità sarebbero dovute all’iniziativa dei suoi nemici, decisi a farlo apparire un sovvertitore delle istituzioni tradizionali, per ottenere maggior consensi al loro progetto di congiura per eliminarlo.

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