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L'ascesa al potere di Pompeo

Nel 77 a.C. il senato affidò a Gneo Pompeo il compito di reprimere una rivolta di seguaci di Mario nella penisola iberica che ne volevano fare un regno autonomo: Pompeo ne ebbe ragione nel 72 a.C. con la propria vittoria. Negli stessi anni scoppiò una grave ribellione di schiavi, a Capua capeggiati da Spartaco, un gladiatore che aveva trascinato con sè numerosi ribelli. La rivolta si estese in tutta Italia e Roma dovette affrontare una guerra servile. Il senato diede il compito di reprimere la rivolta a Marco Licinio Crasso
Pompeo e Crasso ambivano al consolato. Però mancavano dei requisiti necessari cioè non avevano ricoperto le magistrature minori richiesta dalla riforma di Silla (cursus honorum). Il senato voleva far valere la legge ed era preoccupato per il favore riscosso dai due. Pompeo e Crasso si assicurarono l’appoggio dei popolari, promettendo l’abolizione delle leggi sillane e, forte anche dei loro eserciti accampati fuori Roma, ottennero il consolato. I due consoli mantennero la promessa fatta ai popolari e ripristinarono i poteri dei tribuni della plebe e i cavalieri vennero reinseriti nei tribunali.

Pompeo, finito il consolato, gli venne assegnata una provincia da governare ma lui non volle perché voleva aumentare il proprio prestigio a Roma. Così intraprese alcune campagne militari:
Nel 67 a.C. Sconfisse i pirati nel Mediterraneo
Tra il 66 e il 65 a.C. sconfisse Mitridate, re del Ponto
Fece dell’Armenia uno stato vassallo
Invase la Siria
Conquistò la Giudea, con Gerusalemme
Facendo così, Pompeo riuscì a dare un’organizzazione politico/militare a Roma assicurando ricche entrate e nuovi affari. Grazie alle sue conquiste aumento il proprio prestigio a Roma

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