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L’età classica: lo sviluppo delle pòleis

L’età classica corrisponde al massimo sviluppo culturale e artistico della Grecia del VI-V secolo a.C.,in cui Atene e Sparta si affermano come le due più importanti città della Grecia. Ad Atene, con la riforma di Clistene (fine VI secolo a.C.), e poi con Pericle (V secolo a.C.) viene istituito un governo democratico,che subisce rovesci in successive varie occasioni, alternandosi a periodi di oligarchia e tirannide;qui si avvia un gigantesco sforzo di produzione intellettuale che per tutte le epoche a venire rappresenterà l’ideale della classicità.
L’indiscussa superiorità culturale di Atene non deve però far pensare che Sparta, dove già tra VIII e VII secolo a.C. si era consolidato un regime monarchico-militare, abbia rappresentato un ruolo del tutto marginale nella formazione di questa straordinaria eredità. Essa rappresenta infatti nell’immaginazione di molti ateniesi (Platone incluso) il modello del perfetto stato militare, forte, immune da tutte le forme di degenerazione morale e politica, con una capacità senza pari di promozione degli ideali del coraggio, del valore guerriero, dell’austerità e della disciplina presso la sua gioventù.

La fine dell’età classica: la guerra del Peloponneso

Se Atene rappresenta il centro della massima fioritura della civiltà greca classica, non fa meraviglia che la fine di quest’epoca sia dovuta al suo declino.
L’antagonismo tra Atene e Sparta sfocia infatti in un lungo conflitto, la guerra del Peloponneso, combattuta tra il 431 e il 404 a.C. e narrata dallo storico Tucidide, che conduce al definitivo tramonto della potenza ateniese. All’indomani della fine del conflitto,nel 404 a.C., si impone ad Atene il governo dei Trenta tiranni, che attua una politica del terrore in una città già spossata. La restaurazione della democrazia, avvenuta nel 403 a.C. a opera di Trasibulo responsabile di uno degli atti politici più controversi e più discussi dell’epoca, cioè la condanna a morte del filosofo Socrate (399 a.C.).

Atene e Sparta contro Tebe

Non meno drammatiche sono le conseguenze per i vincitori, gli spartani, anch’essi stremati dalla guerra.
Essi sono presto costretti ad allearsi proprio con Atene, la città nemica, stretti dalla necessità di rinforzare un’alleanza contro Tebe, che, sotto la guida del generale Epaminonda, minacciava la penisola greca, ormai indebolita dopo il lungo ed estenuante conflitto. La sconfitta (362 a.C.) di Atene e Sparta, alleatesi contro Tebe, è un sintomo evidente della crisi istituzionale, politica e sociale irreversibile delle città greche, incapaci di difendere la propria autonomia.
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