pexolo di pexolo
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Roma - Mitridate VI Eupatore


I territori non furono censiti in modo corretto, si continuò a coltivare piccole proprietà in termini comuni e la città rapidamente scomparve (rimasero mura vuote): nel centro-sud la situazione, dopo cinquant’anni, fu sostanzialmente questa, di alcune città si perde totalmente la memoria perché di fatto erano municipi romani ma funzionavano solo per le istituzioni, non per la realtà civica; questi furono i casi in cui la romanizzazione non riuscì a produrre vera romanità, ad essere sentita nel modo opportuno. L’Italia romana, a questo punto, giunse fino al fiume Rubicone sul versante adriatico e sul fiume Magra in quello tirrenico; le popolazioni della pianura padana, che come Umbri ed Etruschi erano rimaste fedeli durante la guerra sociale (Veneti, Liguri e persino Galli avevano inviato addirittura truppe in aiuto di Roma), furono premiate con la cittadinanza latina. Non si erano ancora spenti gli ultimi focolai della guerra sociale che Roma già si trovò già impegnata in nuovo conflitto: il Regno del Ponto (lungo le rive del Mar Nero, nella parte nord-orientale dell’Asia Minore) era governato da Mitridate VI Eupatore, che iniziò una politica di rafforzamento territoriale mirata alla conquista di tutta l’Asia Minore, i suoi piani prevedevano lo scatenamento di una grande rivolta dei territori asiatici e greci sottomessi al dominio romano; la guerra durò dall’88 a.C. all’85 a.C., anche se avrà strascichi sino all’83 a.C. Mitridate invase la provincia d’Asia e poi, come già Giugurta, diede ordine di uccidere tutti i cittadini romani ed italici presenti nella provincia. Essi erano, per massima parte, pubblicani, affaristi, clientes, cittadini romani che svolgevano lì tutte le principali funzioni economiche; secondo alcune fonti, in un giorno solo furono uccisi 80.000 cittadini, ma è una cifra che sembra ripetersi eccessivamente nelle fonti romane (quasi un numero simbolico), comunque la strage dovette essere indubbiamente notevole e l’esplosione improvvisa della rivolta in entità anche della strage fanno comprendere quanto fosse inviso il governo romano nelle provinciae.
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