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L’inizio dell’età ellenistica

In questi pochi decenni si consuma la fine di un mondo, del quale conserviamo un’amara quanto straordinaria testimonianza nelle opere di Platone,discepolo di Socrate: gran parte della sua riflessione politica trova in questo preciso contesto la sua ragion d’essere. Tradizionalmente è con Aristotele,suo allievo, che avvertiamo il passaggio all’epoca ellenistica. I macedoni, guidati prima da Filippo II impongono infatti la loro supremazia sulle città-stato greche negli anni in cui Platone muore (347 a.C.), mentre proprio ad Aristotele spetterà, dietro richiesta di Filippo, l’educazione del giovane Alessandro,il futuro Alessandro Magno.

L’Impero di Alessandro Magno

Riportando una serie di celebri vittorie, Alessandro riunisce un impero (che andava dalla Grecia all’Egitto e dalla Persia fino al fiume Indo) che però non resiste alla morte prematura del suo sovrano avvenuta nel 323 a.C. La sua politica imperiale trasforma tuttavia in modo definitivo le città-stato
greche, introducendovi pratiche tipiche dell’Oriente precedentemente sconosciute, come il culto della persona del sovrano. Da cittadino libero, partecipante attivo alla vita politica e pronto alla difesa
dei suoi affari nei tribunali sempre affollati di dispute, l’uomo greco si andava trasformando in ciò che i suoi predecessori avevano tentato in ogni modo di scongiurare, ossia in un suddito. Questo mutamento della società greca ha un riflesso inevitabile sul piano culturale e morale, da cui trae origine
la civiltà ellenistica.
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