webb97 di webb97
Eliminato 10398 punti

Roma dalla monarchia alla repubblica

La cacciata dei Tarquini
La Roma monarchica dal secolo VII al V a.C ebbe contatti e scontri con le popolazioni vicine (Latini, Volsci, Sabini, Equi, Etruschi) testimoniate soprattutto da miti e leggende (vedi, ad esempio, il ratto delle sabine o lo scontro tra Orazi e Curiazi, o la leggenda di Tarpea).
Il passaggio dalla monarchia alla repubblica fu probabilmente dovuta alla ribellione al dominio dei re etruschi ( si ipotizza un periodo di dominio etrusco sulla città di Roma ) all’epoca dei Tarquini.
Secondo la leggenda riportata da Tito Livio la cacciata dei re etruschi e il passaggio alla repubblica sono stati determinati dall'atto di Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, nei confronti di Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino.

Lucrezia fu minacciata e poi violentata da Sesto Tarquinio, e dopo aver denunciato il fatto al marito e al padre, si suicida perché nessun'altra donna romana subisse quello che lei aveva passato.
Dopo questo, Collatino, il padre di Lucrezia Spurio Lucrezio e Lucio Giunio Bruto, loro amico fraterno, giurarono di cacciare il re etrusco, padre di Sesto Tarquinio, di non tollerare più il comportamento le loro nefandezze.
Anche il popolo di Roma, scoperto l'accaduto, si solleva contro il re. Gli Etruschi furono cacciati e il comando fu assegnato ai due primi consoli, che tradizionalmente si identificano in Lucio Tarquinio Collatino e in Lucio Giunio Bruto.
La storia di Lucrezia rispecchiava gli ideali e i valori del mos maiorum fondanti della civiltà romana repubblicana, tra cui la castità femminile e la fedeltà coniugale.
Lucrezia è una figura mitico-simbolica, non sappiamo se effettivamente esistita. Sicuramente l’episodio è la trasposizione in chiave leggendaria di una effettiva sollevazione dell’elemento sabino e latino contro quello dominante etrusco. Da alcuni elementi ricaviamo che la potenza etrusca era in quel periodo storico effettivamente in declino, l’aristocrazia era ostile al re ed effettivamente dopo Tarquinio il Superbo viene a mancare l’elemento etrusco a Roma.

La nascita della repubblica
La cacciata degli Etruschi si fa risalire al 509. Dopo questa data si introdusse una politica in cui i patrizi avevano il governo incontrastato della città, indizio della preponderanza dell’elemento aristocratico (= dei grandi proprietari terrieri) nella sollevazione contro la monarchia.

All’inizio dell’età repubblicana, i due magistrati eletti dal senato (il principale organismo politico repubblicano) per un anno e chiamati consoli, ovvero "coloro che si consultano”, erano esclusivamente patrizi, come patrizi erano tutti i senatori. Essi esercitavano tutte le funzioni che prima erano concentrate nelle mani del sovrano. Erano dei re provvisori, dalla carica annuale, che si dividevano gli incarichi e si controllavano a vicenda.
Nei primi anni di consolato, si narra che questi magistrati avessero il potere di decapitare tutti coloro che volevano tornare alla monarchia. La leggenda vuole che anche Lucio Giunio Bruto fece decapitare i suoi due figli perché volevano riportare al potere il re etrusco scacciato da Roma.
Con il consolato il potere politico e quello religioso, un tempo nelle mani del monarca, furono divisi e mentre i consoli ed il senato controllavano la sfera politica, quella religiosa fu affidata al rex sacrorum ovvero "il re dei sacrifici", che era eletto a vita ed abitava nella Regia.
Da allora la politica di Roma si basò sulla divisione dei poteri e sulla temporaneità delle cariche.

Il secolo V
I problemi che la repubblica romana alla sua nascita dovette affrontare furono principalmente tre:

1) gli Etruschi
2) la rivalità con le altre città latine che non accettavano la supremazia romana

3) le lotte con i popoli appenninici

1) I Tarquini cacciati da Roma assediarono la città nuovamente. Secondo la leggenda, eroi come Clelia e Nuzio Scevola fecero in modo che Roma conservasse la libertà acquisita. Scevola, invece di uccidere il re Porsenna, uccise uno scrivano, e una volta catturato, bruciò la sua stessa mano per punirsi dell’errore. Porsenna, impressionato dal gesto, lo liberò, e ingannato inoltre dall’astuzia dello stesso Scevola, pose fine all’assedio. Le testimonianze storiche invece parlano della sconfitta di Roma da parte di Porsenna, che governò per qualche anno la città rifiutandosi di riconsegnarla ai Tarquini.
Nel 504 a.C fu comunque sconfitto e i romani tornarono alla repubblica.
2) I rapporti tra Roma e le popolazioni latine erano ostili.
Scontri violenti tra Romani e Latini che sfociano nella sanguinosa battaglia del lago Regillo (496 a.C).
Secondo la leggenda, i Romani vinsero grazie all’intervento divino di Castore e Polluce.
In seguito alla battaglia, venne stipulato un patto di alleanza e di parità, e da allora Romani e Latini avrebbero unito le loro forze fronteggiando gli attacchi di altri popoli.
3) Le popolazioni appenniniche come gli Equi e i Volsci, erano composte per lo più da pastori in cerca di terre fertili, provenivano dalle montagne e pressavano i territori pianeggianti romani.

Ci furono ari scontri vinti da Roma.

Patrizi e plebei
I cittadini erano divisi in 5 classi in base al censo (patrimonio) e l’inserimento in una determinata classe dipendeva dal possesso di terreni e bestiame. Ogni classe era organizzata in gruppi di 100 maschi adulti, detti "centurie". Ogni centuria doveva fornire all'esercito 100 fanti o cavalieri ed era la base della milizia romana.
Ogni centuria esprimeva un voto comune nei comizi centuriati, un’antica assemblea popolare nella Roma repubblicana, che progressivamente venne a ricoprire un ruolo più formale che sostanziale, quando il centro della politica repubblicana era per lo più il Senato .
In un primo momento il Senato e le magistrature erano ricoperte esclusivamente dai patrizi. Da questo nacque il conflitto tra patrizi e plebei. I plebei, tra cui esistevano cittadini facoltosi seppure non di origine patrizia, reclamavano la partecipazione alla vita politica dello Stato.
Si arrivò alla secessione dell’Aventino. La popolazione e i plebei in rivolta si rifiutarono di partecipare alla spedizione contro l’esercito dei Volsci in avanzata verso la città
I plebei e la loro fazione si ritirarono sul monte Aventino nel 494 a.C , dando luogo alla secessione, cioè alla divisione della città.
Secondo Tito Livio, Menenio Agrippa fu incaricato di parlare con i plebei in rivolta e con il celebre paragone del corpo dello stato con il corpo umano, li convinse ad un compromesso.

La plebe ottenne i suoi rappresentanti: i tribuni della plebe avrebbero difeso i suoi interessi e potevano bloccare le decisioni prese dai consoli (diritto di veto) e dal Senato.
Nel 300 a.C il console Appio Claudio Cieco stabilì che l'ingresso in una determinata classe dipendesse dalla somma di denaro posseduta, per cui anche i plebei più facoltosi poterono accedere al Senato e alle magistrature. Si passa da una repubblica aristocratica ad una repubblica oligarchica.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email