I congiurati affidarono il potere a Nerva, un anziano senatore, che ebbe l’intelligenza di adottare un abile generale di origine spagnola: Traiano. Inoltre Nerva propose un nuovo importante criterio nella scelta del principe: alla successione per “sangue” doveva sostituirsi quella per “adozione”; in più prestò il giuramento che durante il suo regno non sarebbero state inflitte condanne ai senatori, patto che sarà imposto anche ai suoi successori.

Alla morte di Nerva (98 d.C.) il potere passò nelle mani di Traiano, il cui impero segnò l’inizio del principato adottivo

Con Nerva e quindi anche con Traiano, è garantita la partecipazione alla gestione dello Stato al Senato. Tuttavia il Senato di quel periodo era profondamente diverso da quello che ancora Vespasiano aveva conosciuto. Il bacino di reclutamento della classe dirigenziale si era enormemente ampliato (molti senatori provenivano dalle province), tendenza che d’altra parte riguardava anche gli stessi principi.

La politica estera
Traiano, invece, mosse importanti guerre di conquista.
Attraverso due guerre ci fu l’occupazione della Dacia (Nord del Danubio). Riscosse numerosi successi contro i Parti, riducendo a province romane Armenia, Mesopotamia superiore e Assiria. Con lui l’impero romano raggiungeva la massima espansione della sua storia.
Traiano morì sul fronte, nel 117 d.C., senza essere riuscito a riprendere il controllo della situazione in Palestina dove gli Ebrei si erano ribellati approfittando del temporaneo allentamento della pressione su quel territorio, da parte dell’esercito romano.

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