pexolo di pexolo
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Commodo (180-192 d.C.) è il figlio di Marco Aurelio: come epilogo di questo si ha la rinuncia, da parte dell’imperatore, di adottare la scelta del migliore, che fino a quel momento aveva guidato i sovrani da Nerva in avanti, ma di tornare al principio ereditario, lasciando il trono al figlio Commodo. Per tanti versi, sia nell’immagine che la storiografia ci trasmette, sia nei comportamenti che assunse, sia nella sorte che ebbe, Commodo ricorda Nerone; Commodo fece la scelta consapevole di richiamarsi a Nerone: ciò significa che alla sua epoca, nonostante la dannatio memoriae operata ai tempi della dinastia flavia, il mito di Nerone come sovrano popolare e non “la bestia”, come verrà denunciato dai cristiani a partire dal III secolo, non era ancora del tutto negativo. Commodo si atteggiò a nuovo Ercole, come lo ritrae una scultura (in cui è rappresentato con una pelle di leone sul capo), una divinità particolare che da ora in poi sarà costantemente associata al potere imperiale (non a caso simbolo della forza, del coraggio, un semidio); come Nerone assunse il potere molto giovane, a 18 anni e molti suoi comportamenti si potrebbero spiegare in questo senso: era ancora un bambino quando salì al potere. Fu la sua concubina, Marcia, ad ucciderlo, secondo la tradizione spinta dalla sua fede cristiana a compiere questo gesto; la fine di Commodo, come la fine di Nerone, scatenò quasi un anno di guerra civile, in cui varie legioni proclamarono i propri generali imperatore e, alla fine, prevalse il governatore della Pannonia Superiore Settimio Severo (197-211 d.C.).

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