Genius 13146 punti

La guerra e la pax augustea

Nonostante Augusto non coltivasse progetti espansionistici particolarmente ambiziosi, egli si trovò più di una volta a impegnare l’esercito nelle zone di confine e non solo allo scopo di controllare situazioni rischiose: a volte i suoi interventi risultarono vere e proprie campagne di conquista che portarono all’ulteriore estensione dei confini di Roma. Questa sua politica, peraltro, non era in contrario con quella messa in atto per consolidare la pace che si riteneva potesse essere garantita soltanto dal dominio mondiale di Roma. Nel corso di circa quarant’anni, quindi, tra il 27 a.C. e il 9 d.C, Augusto intraprese una lunga serie di campagne militari, volte sia alla difesa dei confini sia alla conquista di nuovi territori.

In Spagna il pericolo era rappresentato dalle tribù degli Asturiani, dei Baschi e dei Cantari che, approfittando delle guerre civili erano calate verso il Sud della penisola iberica, penetrando nel territorio sottoposto alla dominazione romana. Queste tribù vennero affrontate e sgominate tra il 20 e il 19 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa e i territori da esse occupati furono incamerati nella provincia della Spagna Citeriore. Sulle Alpi furono sgominate la tribù dei Salassi, che controllavano il Piccolo e il Gran San Bernardo. E, per consentire e proteggere il passaggio dell’esercito romano, nel 25 a.C. venne fondata la colonia di Augusta Pretoria (l’attuale Aosta). Nel 18 a.C. in Valcamonica e in Valtellina vennero sottomessi rispettivamente i Camuni e i Vennini.

Quindi, nel 16 a.C., i due figli di Augusto, Tiberio e Druso, condussero con successo una spedizione nel Norico, grazie alla quale sottomisero i Taurisci: questi popoli, infatti, occupavano una zona ricca di miniere d’oro e di ferro (l’attuale Stiria e parte della Corinzia), che divenne una nuova provincia (il “Norico"). Successivamente vennero sconfitti i Rezi e i Vindelici, sui cui territori sarebbe stata costituita la provincia di Rezia (tra Svizzera, Germania e Austria). Nelle Alpi Marittime, i Liguri furono sgominati nel corso di una campagna condotta personalmente da Augusto. Tra il 12 e il 9 a.C. Tiberio sottomise i Pannoni che occupavano la zona che poi divenne la provincia di Pannonia (tra le attuali Slovenia e Ungheria) e immediatamente dopo venne conquistata la Mesia (parte della Serbia e della Bulgaria). I confini di Roma erano ormai giunti al Danubio, ma per renderli più sicuri ed evitare il pericolo rappresentato dalle scorrerie dei Germani in Gallia, nel 12 a.C. Augusto incaricò Druso di raggiungere i confini dell’Elba. Nel 9 a.C., essendo Druso morto per una caduta da cavallo, la campagna venne continuata da Tiberio, che sonfisse i Marcomanni e domò una rivolta in Pannonia.

Le popolazioni germaniche sottomesse si ribellarono nel 9 d.C. sotto il comando di una valoroso guerriero, Arminio, capo dei Cherusci. I Germani tesero un’imboscata ai Romani nella foresta di Teutoburgo e li annientarono; il luogotenente romano Publio Quintilio Varo si uccise, salvando così il suo onore di soldato. Il suo esercito era stato sterminato, tre intere legioni erano andate distrutte: secondo il racconto di Svetonio, Augusto stentò a rassegnarsi alla disfatta e si aggirò disperato per giorni e giorni, invocando Varo di restituirgli i suoi soldati (“Quintilio Varo, rendimi le mie legioni!”). Con questa sconfitta, i territori conquistati al di là del Reno vennero perduti, e Augusto fu costretto a rinunciare al progetto di rendere la Germania una provincia romana. Il confine fu stabilita lungo il Reno e il Danubio.

Sul confine orientale del resto il conflitto con i Parti per il possesso dell’Armenia causò ad Augusto problemi ancor più seri di quelli posti in Occidente dai Germani. I rapporti con i Parti, caratterizzati da un’antica inimicizia, rappresentavano un continuo pericolo che già Cesare aveva in progetto di affrontare. Di fronte all’annoso problema, Augusto preferì evitare uno scontro armato e si impegnò in una complicata azione diplomatica grazie alla quale ottenne che i Parti restituissero le insegne prese a Crasso nel 53 a.C. e che l’Armenia entrasse nella sfera di controllo dei Romani, insieme ai regni d’Asia Minore, di Tracia, del Bosforo e del Ponto. La preferenza di Augusto per la diplomazia rispetto a una nuova era nella politica estera romana, e fu seguita da molti suoi successori, a cominciare da Tiberio.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove