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Ottaviano Augusto fu un diplomatico uomo politico nonostante non fosse un abile stratega.
Augusto aveva capito che per controllare tutti i domini romani non bisognava utilizzare la forza, bensì rendere Roma un esempio culturale per tutti i popoli conquistati. Per fare ciò Roma doveva fondarsi su delle solide basi: il mos maiorum (i valori degli antenati, ovvero patria, famiglia e religione). Fu Augusto stesso che ripristinò questi valori e attuò una politica culturale.
Augusto si rese conto che era necessario stabilire un buon rapporto con il Senato, un’istituzione secolare a Roma, che aveva sempre occupato il vertice del potere. Perciò lo coinvolgeva nelle decisioni, gli conferiva privilegi, prestigio, gli assegnava compiti, ma il potere senatorio era apparente: Augusto deteneva il potere effettivo e il controllo degli eserciti.
Tuttavia, Augusto non poteva nominare espressamente un successore perché tale gesto avrebbe rivelato la vera natura del suo governo. Il princeps si vide costretto ad adottare Tiberio (tutti gli altri possibili successori erano morti), figlio di primo letto della moglie Livia. Perciò inizia la dinastia giulio-claudia.

Dopo la morte di Augusto, la situazione a Roma degenerò:
I suoi successori governarono senza o contro il Senato e non promossero una politica culturale: i costumi degli antenati, i capisaldi sui quali poggiava la cultura romana erano venuti meno a causa dell’influenza di altri popoli e la realtà romana divenne gradualmente sempre più corrotta e lussuriosa.
Gli eserciti riuscirono gradualmente ad inserirsi nel governo, assunsero sempre più potere, sino ad ottenere un vero e proprio ruolo politico.
La situazione degenerò sino al crollo dell’impero romano, la cui causa non fu l’arrivo dei barbari, bensì la corruzione interna.

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