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Grecia – Crisi della polis

La fine della guerra del Peloponneso rese evidente che il mondo greco era precipitato in una grave crisi politica, economia e sociale. Il grande numero di morti aveva inoltre spopolato intere zone in quasi tutta la Grecia.
Il sistema delel poleis si ritrovava gravemente indebolito. La polis garantiva ai cittadini forme molto evolute di partecipazione e di convivenza, quali nessuna comunità umana aveva mai raggiunto. All'esterno, tuttavia, essa generava una conflittualità molto elevata, alla perenne ricerca dell'egemonia sulle altre poleis.
Ad Atene la crisi morale della polis emerse in un clamoroso e tragico episodio: il processo e la condanna a morte del grande filosofo Socrate. Dopo l'umiliante sconfitta nella guerra del Peloponneso e la terribile esperienza del governo dei Trenta, la democrazia era stata ripristinata a opera di Trasibulo, ma la città si ritrovava chiusa in se stessa, timorosa di perdere quel simulacro di libertà appena riconquistato.

In questa situazione si svolgeva l'attività dei sofisti, che insistevano sulla relatività delle opinioni e dei valori rispetto all'esigenza prioritaria, per il politico di successo, di riuscire a persuadere, a imporsi. L'attività dei sofisti appariva dunque sganciata dagli ideali della polis democratica, dal momento che essi insegnavano tanto a difendere la democrazia che a difendere l'oligarchia. Si comprende bene, quindi, che l'attività dei sofisti suscitasse forti reazioni negli ambienti tradizionalisti, che assistevano con preoccupazione allo sfaldamento degli antichi valori democratici.

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