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Verso la dissoluzione

Con l’inizio del III secolo prende avvio la fase di declino irreversibile. Per arrestare questa tendenza vengono prese iniziative volte al consolidamento dell’unità di una compagine territoriale sempre più difficile da governare. Nel 212 Caracalla, della dinastia dei Severi, proclama la cosiddetta Constitutio Antoniniana, con cui concedeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero. Questa mossa,dettata da esigenze politiche sempre più pressanti,rappresentava il segno più evidente del progressivo decentramento del potere: Roma non era più il fulcro dell’autorità. Sempre maggiore potere si concentrava,infatti, nelle mani dei funzionari, che approfittavano della loro posizione per lucrare sugli
introiti pubblici, suscitando nella popolazione un malcontento difficile da governare.
Dato che il motivo religioso poteva costituire un fattore importante di coesione, il cristianesimo, prima avversato con persecuzioni spietate (la prima sotto Nerone nel 64, l’ultima nel 303 sotto Diocleziano),viene prima tollerato (Editto di Costantino, nel 313), poi proclamato religione ufficiale dell’Impero (in particolare il credo niceno, con l’Editto di Tessalonica, nel 380). Il credo niceno era stato stabilito nel Concilio di Nicea nel 325: tramite una formula di fede professava l’unicità di Dio e la nascita virginale di Gesù; conseguenza è l’immediata messa al bando di tutti gli altri culti pagani e misterici che potevano proporsi come alternative e perciò costituire fattori di disgregazione.

La fine dell’Impero e la crisi delle istituzioni culturali

Secondo la tradizione l’Impero romano perde la propria unità nel 395, alla morte di Teodosio, quando viene diviso tra i suoi due figli: a Onorio viene assegnato l’Impero romano d’Oriente, ad Arcadio l’Impero romano d’Oriente. Il crollo della parte occidentale dell’Impero avverrà meno di un secolo
dopo, con la deposizione di Romolo Augustolo per mano di Odoacre (476), generale di stirpe germanica;la parte orientale proseguirà un cammino autonomo, con la sua capitale Bisanzio, proponendosi come l’erede della cultura classica e principale depositaria della sua illustre tradizione. In Occidente,
con l’instaurazione dei regni romano-barbarici, la frammentazione politica raggiunge il suo culmine.
Il mondo era cambiato, e le antiche sedi istituzionali,custodi della cultura classica ed ellenistica,non rispondevano più alle esigenze della nuova civiltà cristiana: nel 529 l’imperatore bizantino Giustiniano
chiude la scuola filosofica di Atene (lontana erede dell’Accademia platonica), segnando la fine dell’epoca della cultura antica
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