pexolo di pexolo
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Sottomissione della Spagna


Il Senato aveva ancora il centro della guida delle legioni, in quanto i capi delle legioni erano tutti senatori e questo non cambiò per tutto l’Impero (fino a Gallieno, nel III secolo, se diamo fede ad un’unica fonte, Aurelio Vittore, secondo cui Gallieno affidò il comando delle legioni agli equites, una frase molto lapidaria ma che dovrebbe indicare un’enorme rivoluzione, sembra sconfessata dalle iscrizioni che continuano a mostrare a capo di singole legioni elementi di ordine senatorio); al comando di ogni singola legione era posto un ufficiale tratto dall’ordine senatorio e chiamato anch’esso legatus Augusti legionis, perché evidentemente subordinato al proconsole maius et infinitum, cioè Augusto. In virtù di ciò, tutte le campagne militari, tutte le vittorie dei legati Augusti legionis erano vittorie di Augusto e perciò era sempre lui a celebrare il trionfo, sebbene fosse rimasto a Roma; Augusto ad un certo punto chiuse il Tempio di Giano e seppe cavalcare la propaganda della pace, sperata da tutti dopo i lunghi anni di guerra civile, ma prima di far ciò concluse la conquista di quelle parti dell’Impero che ancora non erano completamente assoggettate: in Spagna, che sebbene fosse una delle prime provinciae romane mostrava ancora sacche di resistenza, dal 26 a.C. al 19 a.C. Augusto in persona, a comando delle legioni spagnole, riuscì a produrre la sottomissione della parte settentrionale della penisola, in particolar modo della Cantabria (fascia costiera montuosa che era abitata da tribù molto bellicose, le quali non si arrendevano ancora e dunque poté annetterle con la provincia creata in quel luogo; in Italia un gruppo di tribù alpine, come i Taurini e i Salassi, continuavano a non essere assoggettati a Roma: le campagne compiute in Valle d’Aosta portarono alla sottomissione e alla deportazione di interi villaggi.
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