pexolo di pexolo
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Istituzione delle prefetture


I primi prefetti d’Egitto furono costretti a suicidarsi, perché Augusto sospettava che volessero spodestarlo e prendere il suo posto, in virtù delle onorificenze che ricevevano in Egitto, tali da esaltarli come fossero ancora dei faraoni (mai e poi mai Augusto avrebbe voluto che un senatore, il quale già di per sé aveva una tradizione gentilizia e il culto dei propri antenati, mettesse piede in Egitto: non solo i senatori non assunsero mai la carica di praefectus Aegypti, ma dovevano addirittura fare richiesta speciale all’imperatore per andare in Egitto, per transitare in quella provincia o anche soltanto per recarvisi in vacanza; l’Egitto era una provincia ricchissima e molte delle enormi evergesie compiute da Augusto durante il suo lunghissimo regno, dal 43 al 14 d.C., furono compiute grazie all’immenso tesoro egiziano, che andò nelle casse personali del principe come bottino di guerra dopo la morte di Antonio); fu di rango equestre anche il praefectus annonae, quello cioè che si occupava (ormai al posto degli antichi aediles) dell’annona di Roma, cioè delle frumentationes e il praefectus vigilum, cioè il prefetto delle squadre di vigiles (corpo di addetti allo spegnimento degli incendi [Roma era una città di legno, perché di marmo erano soltanto i quartieri centrali, di rappresentanza], che fu preposto alle varie regiones in cui Augusto divise la città di Roma, anche per autorità), che sovrintendevano anche alla vigilanza notturna, perché ormai Roma era una città molto affamata e soprattutto di notte c’era bisogno di più controlli; infine, sempre equestre era il praefectus classis (della flotta), che poteva assumere il comando di una delle due flotte imperiali di Miseno e di Classe (Ravenna): Augusto scelse di affidare a cavalieri questo compito per via della formazione economica che i membri del ceto equestre avevano.
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