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L'espansione nel Mediterraneo


Le guerre contro la Macedonia

L'espansionismo romano interessò anche l’Oriente: Roma intervenne in particolare per limitare i tentativi egemonici della Macedonia sugli altri Stati greci (manifestati nel corso della Prima Guerra Macedonica; 215-205 a.C.). Roma si presentò come soccorritrice degli alleati (la contro la Lega Etolica e il Regno di Pergamo) e l’esercito, guidato da Tito Quinzio Flaminino, sconfisse Macedonia in maniera definitiva il re macedone Filippo V nella battaglia di Cinoscefale (Seconda Guerra Macedonica: 200-197 a.C.): dopo questa vittoria Flaminino proclamò l’«indipendenza della Grecia» (196 a.C.) e ritirò le truppe romane dall’area.

L’espansionismo in Oriente

Questo intervento di Roma aveva, in realtà, spianato la strada per la conquista delle regioni orientali. Dapprima fu sconfitto il re siriaco Antioco III (Guerra Siriaca: 192-188 a.C.) e poi il nuovo re macedone, Perseo (figlio e successore di Filippo V), nella famosa battaglia di Pidna (168 a.C., che sancì la fine della Terza Guerra Macedonica: 171-168 a.C.). Dopo un periodo di controllo politico-militare dei tentativi di rivolta, fu sbaragliata l’ultima resistenza macedone (148 a.C.) e poi furono sconfitte sia la Lega Achea sia la città di Corinto, che fu saccheggiata (146 a.C.).

La città di Cartagine era situata nell’Africa settentrionale, sulla costa dell’attuale Tunisia. Fu fondata dai Fenici provenienti da Tiro: nell’814 a.C. dalla regina Didone, secondo la versione accolta da Virgilio nell’Eneide. Col tempo, Cartagine si impose sulle altre colonie fenicie africane (come Utica) e assoggettò la popolazione africana dei Numidi, La costituzione cartaginese fu di tipo oligarchico: due supremi magistrati (detti “sùffeti”) erano eletti annualmente tra gli aristocratici che si riunivano in un Senato.

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