Xenium di Xenium
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In origine il termine faraone significava "grande casa" o "palazzo" e soltanto in epoca tarda, verso il 900 a.C., divenne un titolo permesso al nome del sovrano, indicando "colui che risiedeva nel palazzo". Il faraone, ritenuto figlio di Horus, il Sole nascente, veniva adorato come una divinità vivente. Nella mentalità comune era infatti il faraone che trasmetteva agli dei le offerte del popolo; a lui le divinità concedevano le piene del Nilo; sua era la forza che teneva lontanipredoni e nemici; soltanto il faraone, infine, possedeva le chiavi dell'aldilà e dispensava la salvezza eterna a chi avesse dimostrato di meritarla. Era dunque ovvio che venisse considerato legittimo proprietario del paese e di tutto ciò che vi si trovava, uomini e animali compresi.
Lo stato egizio fu così una monarchia ereditaria, all'interno della quale il faraone esercitava un potere assoluto. Il sovrano, infatti, era libero di prendere qualsiasi decisione e non doveva rendere conto a nessuno del proprio operato. Quale divinità terrena era inoltre a capo della religione, per cui quella egiziana fu anche una monarchia teocratica, vale a dire che il sovrano era una diretta emanazione del potere divino.

Per governare l'Egitto il faraone nominava una sorta di primo ministro, il visir, che si occupava della giustizia e aveva sotto di sè un tesoriere, un sovraintendente ai lavori pubblici, un comandante militare e un governatore dell'Alto Egitto. Appositi funzionari, chiamati ispettori, vigilavano sull'operato dei nomarchi, ossia sui governatori dei 42 nomi, i distretti amministrativi in cui era diviso il paese. Mediante questo apparato burocratico, costituito anche da capi dei villagi e dagli scribi, il faraone controllava l'esercito, rendeva giustizia e promuoveva la realizzazione di grandi opere pubbliche.
Tutti gli atti pubblici e privati erano regolarmente registrati e archiviati. Il tesoro dello Stato era tenuto distinto dal patrimonio privato della casa reale e veniva alimentato dai bottini di guerra, dalle multe e dalle donazioni, ma soprattutto dalle imposte, che erano calcolate sul valore dei raccolti e venivano pagate in natura.
Anche l'Egitto, come gli altri paesi del mondo antico, conobbe la schiavitù, ma la condizione degli schiavi non fu mai particolarmente dura e umiliante: in determinati casi e circostanze, essi potevano guadagnarsi l'affrancamento, che si conseguiva con una semplice dichiarazione del padrone di fronte a un testimone.
La grande maggioranza della popolazione era costituita da contadini e operai, che traevano dal proprio lavoro il necessario per vivere. Un'esistenza meno precaria era quella dei mercanti e degli artigiani, soprattutto se lavoravano per la reggia, per i sacerdoti e per i grandi proprietari. Sul gradino più alto di questa fascia poplare figuravano i soldati, generalmente fanti armati d'arco. Essi non avevano alcuna speranza di fare carriera, perchè i gradi superiori erano riservati alla nobiltà, ma ogni soldato possedeva un pezzo di terra che poteva trasmettere al figlio se gli succedeva nel servizio militare.
Una particolare considerazione era rivolta agli scribi, la cui professione risultava estremamente utile in un paese dove tutto veniva registrato e amministrato con meticolosa precisione. Il livello più alto della piramide sociale era però occupato da sacerdoti, nobili e alti funzionari, che in alcuni momenti divennero tanto potenti da condizionare la politica del faraone. Oltre al prestigio che derivava loro dalle funzioni religiose, i sacerdoti avevano anche un ruolo centrale nell'economia, visto che molti terreni erano gestiti direttamente dai templi.

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