Il sistema politico egiziano

La società egizia era strutturata in classi sociali, secondo un rigido schema a piramide. Al vertice dello Stato era il faraone, il cui potere, assoluto e limitato, era trasmessa dal padre al figlio primogenito. Egli amministrava la giustizia e, guidava gli eserciti in battaglia, decideva le grandi opere pubbliche e costituiva la massima autorità religiosa. La sua figura era inoltre oggetto di venerazione, poiché era ritenuto figlio e rappresentante della divinità sulla Terra.
Suo compito fondamentale era mantenere l'ordine naturale dell'universo (il movimento degli astri, l'alternarsi delle stagioni, le piene del Nilo), stabilito fin dalla creazione del mondo, e la gerarchia sociale. Come figlio prediletto del dio Ra (o Horus), dio del Sole, il faraone intercedeva infatti presso gli dèi per garantire prosperità al popolo, offrendo i sacrifici prescritti dai minuziosi rituali sacri.

Il potere del faraone può perciò essere considerato la prima teocrazia della storia. Lo spirito del sovrano, il Ka, continuava a restare sulla terra dopo la sua morte, a condizione che anche il corpo fosse conservato: questa convinzione spiega la pratica della mummificazione del cadavere del faraone e la particolare cura delle tecniche di imbalsamazione. La divinizzazione della figura del faraone è testimoniata anche dai grandiosi monumenti innalzati in suo onore, come le piramidi, le tombe che i sovrani dell'antico regno si fecero costruire mentre erano ancora in vita.

Allo stesso modo la sfinge, enorme leone dal volto umano, raffigurava la forza e il coraggio del grande re, mentre gli obelischi simboleggiavano i "raggi pietrificati" del Sole, la divinità a cui era avvicinata la figura del faraone.

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