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L’agricoltura basata sull’economia idraulica


A partire dal V millennio a. C. nel periodo del Neolitico vi furono delle comunità di cacciatori, raccoglitori semi-nomadi e pescatori che avevano creato delle vere e proprie opere idrauliche che servivano per contenere in qualche modo il flusso proveniente dalle acque dei fiumi e per garantire lo sviluppo dell’attività agricola e anche per affermare il passaggio dall’essere nomadi alla sedentarietà. Molto importante perché avvenisse questa trasformazione fu l’affermazione dei principali cereali in alcune aree del Continente asiatico e non solo, come ad esempio l’affermazione del frumento in Paesi come per esempio l’Egitto, nella valle dell’Indo, nell’area territoriale della Mesopotamia; il miglio nello Huang ho.
Venivano prodotti grossi quantitativi di cereali in queste aree, a tal punto che le colture rendevano anche molto di più della norma.
descrizione della civiltà idraulica

Le particolarità dell’economia idraulica

L’economia idraulica ha delle particolarità come quelle di utilizzare come aree ideali per la produzione soprattutto i bacini artificiali, i canali e gli argini. Per cercare di preservare il terreno si iniziò a pensare di sottoporlo per una parte dell’anno alla semina e per l’altra parte dell’anno al riposo a maggese. Questa rotazione biennale delle colture abbinata al clima favorevole e all’irrigazione permise di avere una semina dopo la mietitura primaverile e poi di avere anche un altro raccolto nel corso della stagione autunnale.

Esempio di una grande civiltà idraulica: la civiltà egiziana


Una grande civiltà idraulica fu senz’altro quella egiziana. Sotto la dinastia dei Tolomei, gli Egizi erano stati in grado di portare avanti delle grandi opere di ingegneria idraulica volte a cercare di contenere le piene del Nilo. L’esperienza della civiltà egiziana nell’ambito di infrastrutture idrauliche all’epoca era nota soprattutto perché gli antichi Egizi ponevano all’opera grandi ingegneri, soprattutto di nazionalità greca per la loro realizzazione.
Gli Egizi quindi erano già dai tempi antichi soggetti alle ondate di piena del Nilo che giungevano sino ai territori dell’Egitto inondandoli completamente nel corso della stagione estiva. A partire all’incirca dal mese di ottobre il deflusso dell’acqua del fiume lasciava sul terreno il limo, ovvero uno strato di fango fertilizzante molto importante per i terreni.

Ovviamente però non c’era costanza nelle piene del fiume Nilo, in quanto si alternavano anni di piena abbondanti ad anni meno produttivi. Questo condizionava dunque in maniera molto notevole i raccolti della civiltà egizia.

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