La Crisi del Terzo Secolo e la Dinastia dei Severi

La crisi del III secolo

Da cosa ebbe origine la crisi? Il mondo semibarbarico della campagna si ribellò a quello civilizzato della città
La popolazione dell'Impero Romano era divisa in gente di città e gente di campagna. Lo sviluppo civile della società era però sostanzialmente urbano e persino gli schiavi che abitavano in città avevano un tenore di vita più alto rispetto ai contadini. Nei villaggi, poi le cose erano rimaste come millenni prima, non c'era stata nessuna evoluzione. Per esempio vi si parlavano ancora le lingue locali che invece in città erano state sostituite dal greco e dal latino.
Quindi fu l'incapacità di integrarsi fra campagna e città che causò questa forte crisi e l'inevitabile crollo del mondo nuovo.
Gli abitanti dei villaggi si sentivano sfruttati dalla città, dovevano pagare tasse esose e venivano reclutati per il servizio militare.

Gli aristocratici cittadini si guardavano bene dall'intraprendere la carriera militare, e si arrivò ad un punto in cui i soldati, per la quasi totalità provenienti dai villaggi, si ribellarono e cominciarono a saccheggiare le città che erano chiamati a difendere.
Questa ribellione tuttavia non fu una lotta di classe: i soldati contadini finirono per accordarsi con l'aristocrazia con la quale cominciarono a condividere i privilegi.
Un altro aggravante della crisi fu il sistema del colonato: per evitare che i contadini abbandonassero le terre, il governo li obbligava a lavorare riducendo i loro diritti e vessandoli con le tasse. Rimanevano uomini liberi per la legge, ma in realtà avevano la condizione di contadini-servi.

L'impero era quindi vessato da:
-incursioni straniere;
-brigantaggio.
diminuzione della produzione agricola ( motivata dal fatto che a causa delle invasioni, dell'illegalità, delle epidemie, i contadini abbandonavano le campagne)
insicurezza delle comunicazioni ( che limitò il commercio)
riduzione delle attività artigianali
aumento della disoccupazione ( per cui l'autorità imperiale dovette farsi carico del sostentamento di masse di poveri)
Da non sottovalutare fu la Svalutazione monetaria
Si verificò il fenomeno dell'inflazione ( inflazione significa aumento generalizzato dei prezzi , svalutazione della moneta e conseguente perdita del potere d'acquisto) e ci fu un vertiginoso aumento dei prezzi.
La moneta chiamata denarius , che ai tempi di Augusto era formata da circa 4 grammi di argento, adesso ne conteneva solo 0,17 grammi. Di conseguenza i commercianti chiedevano sempre più monete in cambio della loro merce. Venivano coniate monete di rame con poca percentuale di oro e argento e i cambiavalute non volevano cambiare le monete vecchie con quelle nuove perché le vecchie erano più preziose. I prodotti agricoli, a causa dell'abbandono delle campagne diminuivano e aumentavano vertiginosamente di prezzo. Si tornò anche al sistema del baratto.


La dinastia dei Severi

Con Commodo si era esaurita la dinastia degli imperatori che avevano assicurato prosperità all'impero. Nel 192 venne proclamato imperatore Elvio Pertinace che dopo tre mesi fu ucciso dai pretoriani che non gradirono la sua richiesta di disciplina nell'esercito e la sua politica di contenimento della spesa pubblica.

La degenerazione politica condusse ad una messa all'asta del titolo imperiale ( questa svendita del titolo più nobile fu considerata un atto vergognoso, scandaloso e ignobile da molti senatori) e il miglior offerente risultò Didio Giuliano, membro dell'aristocrazia senatoria, ricchissimo, ma di dubbia reputazione che fu anche ritratto da Erodiano ubriaco ad un banchetto.
L'esercito però si ribellò a questa situazione e molte armate si ammutinarono e proclamarono imperatori i loro generali.
Fra questi prevalse il comandante dell'esercito stanziato sul Danubio, Settimio Severo, che nel 193 dopo aver eliminati i rivali, occupò Roma e fondò la Dinastia dei Severi (193-235)

Settimio Severo era di origine provinciale; era un militare e fece una politica di sostentamento dell'esercito anche con donativi che condussero al tracollo le finanze dello stato. Settimio Severo per sopperire a questo tracollo finanziario fece coniare monete con una percentuale di argento dimezzata ma questo fece perdere potere d'acquisto e aumentare l'inflazione. La sua politica militare fu comunque premiata dalla sconfitta dei Parti in Oriente, dalla difesa efficace dei confini settentrionali e dalla dominazione romana della Mesopotamia.

Durante il suo impero che durò dal 193 al 211 Settimio, come tutta la dinastia dei Severi, favorì le province a scapito dell'Italia, diminuì i poteri del senato e favorì la cultura orientale proprio per distaccarsi dalla mentalità tradizionale. Cercò anche di diffondere a Roma il culto di divinità solari e dell'astrologia

Nel 211 Severo morì in Britannia e vennero proclamati imperatori i suoi due figli, Caracalla e Geta, ma Geta fu ucciso dai pretoriani. Caracalla cominciò subito a distribuire ricchezze all'esercito e per fare questo aumentò le tasse anche all'aristocrazia senatoria che gli divenne ben presto nemica.
Il governo di Caracalla fu importante per l'editto di caracalla del 212 in cui concesse la cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi dell'impero, ma fu un atto puramente finanziario perché tutti i cittadini romani dovevano pagare le tasse. Non fu però una cittadinanza attiva dal momento che, al contrario che durante la repubblica, i cittadini romani non erano più interessati a partecipare alla vita politica romana, tuttavia questa concessione cancellò la differenza fra abitanti delle province e abitanti dell'Italia.
Caracalla venne assassinato dal prefetto pretorio Macrino che si fece proclamare imperatore, ma fu presto ucciso dai militari

L'impero tornò quindi ad un membro della dinastia dei Severi, Eliogabalo, figlio di Caracalla. Egli si circondò di maghi e praticò cerimonie esotiche. Viveva nell'ozio e questo provocò il dissenso del senato e dei pretoriani.. Sua nonna Giulia Mesa ritenne indispensabile eliminarlo e nel 222 f ucciso dai pretoriani e il suo corpo gettato nel Tevere

Venne proclamata la damnatio memoriae che condannava all'oblio tutti coloro che ne erano colpiti. Veniva completamente cancellato il ricordo di quella persona che non poteva nemmeno più trasmettere il proprio praenomen alla sua dinastia familiare.

Nel 222 divenne imperatore Alessandro Severo, cugino di Eliogobalo che avendo solo 13 anni fu nelle mani della nonna Giulia Mesa che instaurò buoni rapporti con il senato a scapito dei militari. I soldati tuttavia non erano disposti a restituire potere al senato e per questo e per le sue idee pacifiste, Alessandro fu assassinato nel 235 insieme a sua madre mentre si trovava sul confine settentrionale per fronteggiare una invasione germanica.

Dopo questo l'esercito proclamò imperatore Massimino il Trace un centurione proveniente da una bassa classe sociale della Tracia. Fu il primo imperatore barbaro e per questo estraneo alla mentalità romana. Massimino si impegnò in politica estera per difendere i confini settentrionali e fece una pesante politica di tassazione per provvedere alle spese di guerra. Non tornò nemmeno a Roma per farsi proclamare formalmente imperatore e questo sdegnò il senato. Fu ucciso proprio in seguito a una cospirazione di senatori.

Dopo Massimino, tra il 238 e il 284 l'impero andò nelle mani di 21 imperatori tutti morti di morte violenta; questo perché il senato e l'esercito non riuscirono a trovare un equilibrio né fu possibile fondare una nuova dinastia.
Questo cinquantennio fu definito un periodo di Anarchia militare. Mancava infatti un'autorità centrale stabile e le magistrature erano ormai esautorate: il potere veniva assunto da chi aveva forza e mezzi per imporsi.

Nel frattempo peggiorava la situazione economica per le grandi spese militari, per la svalutazione monetaria e la conseguente inflazione e furono aumentate le tasse.

In più ci fu un'epidemia di peste ed una forte carestia dovuta alla diminuzione della manodopera impegnata nei campi.

Poichè mancavano i soldati a difendere i confini , furono chiamati i soldati mercenari che provenivano da popolazioni germaniche e che pesarono ancora di più sulle finanze dello stato.
In questo secolo ci fu una forte ondata migratoria di popolazioni affamate che volevano raggiungere le floride regioni del mediterraneo. Queste popolazioni premevano alle frontiere del Reno e del Danubio. Una popolazione in particolare, i Goti, provenienti dalla Scandinavia e che si divisero in Ostrogoti (Goti dell'est) e Visigoti (Goti dell'Ovest) si spostavano in massa alla ricerca di nuove terre. I romani furono così impegnati in un logorante lavoro di tamponamento che comportò anche pesanti perdite umane.
In oriente i Parti governati dalla dinastia dei Sasanidi, convinti di essere i discendenti dei Persiani, ambivano a ripristinare i confini dell'Impero. Avevano un forte esercito formato dai catafratti,temibili cavalieri corazzati. I Parti al comando di Shapur ( conosciuto dai romani come Sapore I) cercavano uno sbocco sul mediterraneo e le difese romane riuscirono a respingerli con fatica

La crisi dell'unità imperiale

Nel 244 fu acclamato imperatore dall'esercito, il generale Filippo l'Arabo stanziato sul confine orientale che riuscì a concludere la pace con i Parti
Nel 248 i Goti forzarono il limes sul Danubio e i romani riuscirono a fermarli dando loro una forte somma di denaro.
Filippo fu ucciso in una ennesima rivolta militare e fu acclamato imperatore Decio nel 249. Decio fu spietato contro i cristiani ma anche lui venne poi ucciso in un combattimento contro i Goti.
Dopo di lui si susseguirono imperatori destinati a vita breve.
Nel 253 salì al trono un senatore, Valeriano che per primo instaurò una divisione dell'impero, dette infatti il governo d'oriente a suo figlio Gallieno. Quando Valeriano fu catturato dai Parti senza che l'esercito romano facesse niente per liberarlo, Gallieno (fino al 268) divenne imperatore di tutto l'impero, anche se fu poco abile nel difendere l'Italia dai germani.
Tuttavia ebbe il merito di escludere i senatori dal comando delle forze armate sancendo definitivamente la divisione fra carriera civile e militare. Quest'ultima, vedremo in seguito, sarà sempre più appannaggio dei barbari.
In questo periodo, per contrastare le invasioni dei popoli germanici, alcune regioni dell'imparo si resero autonome. Gallia, Spagna e Bretagna formarono l'impero delle Gallie con imperatore Postumo.
A oriente il principe siriaco Odenato e in seguito la moglie Zenobia estesero il regno di Palmira fino all'Eufrate.
Questa divisione fu presto superata grazie a due comandanti, Claudio II prima che sconfisse i Goti a Naisso e Aureliano poi, che pose fine all'autonomia della Gallia e del regno di Palmira. Nel 271 Aureliano fece costruire le mura aureliane per proteggere Roma dalle invasioni. Nel 275 fu però ucciso in una congiura. Il suo successore Probo sconfisse molte popolazioni germaniche , ma il primo vero nuovo imperatore fu Diocleziano che nel 284 cominciò una profonda riorganizzazione dell'impero.

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