Ominide 1909 punti

Ma appena nato Cesarione, il figlio che Cleopatra gli partorì, cesare dovette lasciare l’Egitto, a causa di notizie allarmanti che giungevano dalla provincia di Bitinia e Ponte, invasa da Farnace, il figlio di Mitridate che si era ribellato al padre aiutando Pompeo, il quale in cambio lo aveva reso sovrano del piccolo stato da lui creato al confine della provincia Romana. A Zela il due agosto Cesare attaccando fulmineamente Farnace lo annientò. Appiano e dione cassio raccontano che Cesare comunicò a Roma l’impresa con sole tre parole: “veni, vidi, vici”.
In autunno rientrò in Italia dove a Brindisi incontrò Cicerone, perdonandolo. Roma si trovava in una situazione di grave disordine. Cesare cercò di ristabilire il legittimo funzionamento delle istituzioni repubblicane, prese provvedimenti per liquidare i debiti che gravavano su tanti cittadini, fu eletto console per il 46 a.C. insieme a Marco Emilio Lepido e poi salpò per l’Africa, intenzionato a distruggere il regno di Numidia, il cui re Giuba si era alleato con le forza pompeiane sopravvissute alla disfatta di Farsalo. A Tapso, base dei rifornimenti pompeiani, affrontò in battaglia le forze numidiche del febbraio 46 a.C., annientandole; in aprile sconfisse anche l’esercito di Metello Scipione poi puntò su Utica, dove Catone, vedendo nella disfatta dei pompeiani la fine delle libertà repubblicane, preferì trafiggersi piuttosto che cadere nelle mani del vincitore. Si suicidò anche Giuba, che pure era sfuggito e la stessa sorte scelse Metello Scipione intercettato in mare. Solo i tre figli di Pompeo trovarono scampo, fuggendo in Spagna. Cesare fece della numidia una provincia chiamata africa nova, dove pose quale governatore Sallustio Crispo.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email