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La guerra civile


In seguito alla morte di Crasso e a quella di Clodio, a Roma regnava l'anarchia a causa della poca autorità del Senato. Quest'ultimo, intimorito dalla situazione politica, chiese aiuto a Pompeo, nominandolo Consol Unicum (console senza collega), andando contro ad uno dei principi fondamentali della costituzione romana: la doppia titolarità delle magistrature. Per giustificare questa violazione, il Senato insistette sul fatto che tutto ciò servisse a salvare la repubblica, quando invece l'obiettivo era una guerra tra Cesare e Pompeo, con la vittoria di quest'ultimo.
Nel 51 a.C., Cesare finì il suo mandato in Gallia e decise di candidarsi al consolato per proteggersi da un eventuale attacco dei suoi nemici, gli anticesariani. Volevano sfruttare la spinta espansionistica in Gallia (avvenuta senza autorizzazione del Senato) come pretesto contro Cesare. Il senato non rifiutò immediatamente la sua candidatura e gli propose un compromesso: si sarebbe potuto candidare solo se fosse rientrato in città da cittadino privato. Era un buon accordo per Cesare? Assolutamente no, perché entrare in città da cittadino privato significava offrirsi direttamente ai suoi nemici. Con le sue truppe a Ravenna, propose a sua volta un nuovo accordo l senato: avrebbe congedato le sue legioni, se Pompeo avesse fatto lo stesso.
Il Senato, ormai in difficoltà, lo definì nemico della patria e dichiarò uno stato di emergenza, allontanò tutti gli alleati di Cesare (compreso Marco Antonio) e offrì pieni poteri sia a Pompeo che ai consoli.
Cesare non ci pensò due volte e con le sue truppe verso Roma, nel 49 a.C. superò il Rubicone, un fiume che si trova tra Cesena e Forlì, e che a quel tempo era il Pomerium, cioè il limite sacro dei Romani. Dopo quel fiume, come scelto da Silla, erano vietate la armi.
Da qui, Cesare diede vita alla guerra civile.

Curiosità: Ancora oggi viene detto "passare il Rubicone", oppure viene detta una frase che pare avesse pronunciato Cesare prima di superare il limite sacro, cioè "Il dado è tratto". Entrambe indicano un'azione irreversibile, e ciò dimostra come il passato influenza il presente.

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