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La civiltà Ellenistica: i principali centri culturali, la "koinè dialektos" e il dualismo cosmopolitismo-individualismo


Nel terzo libro della Retorica di Aristotele, l'autore individua due diversi stili oratori, uno adatto al discorso scritto (grafikè), l'altro adatto a quello parlato (agonistikè), affermando che l'oratore deve avere padronanza di entrambe e specificando come nel primo sia necessaria una profonda conoscenza della lingua greca (ellenizein), mentre nel secondo bisogna sapere quando prendere la parola e come mantenerla. L'uso dell'aggettivo “agonistikè” delinea il fatto che fino ad allora in Grecia i discorsi orali non erano stato altro (nella maggior parte delle occasioni) che gare o esibizioni e che erano strettamente collegate alla polis. Con il declino di questa istituzione, dunque, le occasioni di esibizioni orali diminuirono sempre più lasciando spazio ai libri scritti. Con tutti i problemi di trascrittura ad essi collegati, i libri si imposero sempre di più come depositari di una conoscenza sempre più elitaria e ristretta, carattere tipico dell'Ellenismo.

L'uso che Aristotele fa del verbo “ellenizein” e del corrispondente sostantivo “ellenismòs” fa riferimento alla capacità di parkare un greco corretto, e fu messo in contrasto con “barbarizein” e “barbarismòs” (il cattivo greco degli schiavi e degli stranieri). Fu merito dello studioso ottocentesco J. G: Droysen l'aver esteso il significato di ellenimòs non solo a questioni linguistiche, ma anche ad aspetti culturali e storici di quel perriodo. L'Ellenismo è il periodo che va dalla morte di Alessanddro Magno (323 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.). allo stesso modo del termine “ellenismo”, anche il termine “alessandrinismo” e “alessandrino” possono essere utilizzati per indicare questo periodo di tempo, pur essendo limitati alla sola città di Alessandria (maggior centro culturale di questo periodo storico).

Alessandro riuscì a portare a termine il progetto paterno di unificazione della Grecia ancora giovanissimo e in seguito, dal 334 al 324 a.C. si dedicò alla conquista della Persia. In 10 anni Alessandro divenne il padrone del mondo e il suo regno vantava territori vastissimi. Alessandro incoraggiò i suoi ufficiali ad unirsi con fanciulle provenienti dai popoli assoggettati (lui stesso sposò una ragazza persiana) per mescolare il sangue, incoraggio il sincretismo religioso e si attribuì onori divini (come l'inchino in sua presenza). Alla sua morte i suoi generali (Diadochi e Epigoni) non riuscirono a trovare un accordo e l'impero si sgretolò. Nel 250 a.C i maggiori imperi rimasti erano: Siria, Egitto, Macedonia e Pergamo, oltre a imperi anatolici minori. Tutti questi imperi caddero in mano romana sia conquistati con le armi che ceduti dai loro stessi sovrani.

È durante l'epoca ellenistica che di ha il trapasso dalla civiltà orale-aulica a quella scritta. Questo passaggio fu ulteriormente aiutato dallo stanziamento di grandi fondi da parte dei sovrani ellenistici, volti a creare veri e propri laboratori culturali intorno alle varie corti.
Alessandria – già durante la prima monarchia di questa città, cioè quella di Tolomeo I Soter, iniziarono ad arrivare diversi intellettuali (di tutti i campi) e furono istituiti un Museo e una Biblioteca. Il museo era un luogo di alloggio, studio e lezione per moltissimi intellettuali, formato da svariate strutture. La biblioteca contava sin dall'inizio oltre 500 mila volumi (fu poi ampliata in una seconda sede). A capo del museo c'era un rettore, l' “epistates”, mentre il direttore (di nomina regia) era il “prostates”. Sotto la guida del “prostates” un gruppo di filologi e grammatici di dedicava alla creazione di edizioni critiche di vari testi letterari.
Altre città – Oltre alla biblioteca di Alessandria, furono di grande valore quelle di Pergamo, Antiochia (solo in un breve periodo; forse la città ebbe anche un proprio museo), Pella e Atene (durante la Commedia Nuova). Atene in seguito mantenne una propria dignità culturale in quanto sede delle nuove scuole filosofiche.

Cosmopolitismo e individualismo sono, in questo periodo, le principali caratteristiche che denotano i cittadini greci. Essi, abituati alla realtà limitata della polis, si ritrovano proiettati in un territorio assai più vasto, corrispondente a tutto il mondo conosciuto, e si sentono allo stesso tempo SMARRITI e CURIOSI. Da una parte, dunque, il sentimento che si sviluppa è il cosmopolitismo, cioè il senso di essere cittadino del mondo, dall'altra parte c'è, invece, l'individualismo, cioè una chiusura su sé stessi (per proteggersi). Il passaggio da essere cittadini ad essere sudditi, inoltre, fa sì che gli abitanti della Grecia cerchino nel privato nuovi piaceri e soddisfazioni.

Dal punto di vista filosofico, la popolazione non era più interessata alle grande domande esistenziali o riguardanti interrogativi teologici, ma più che altro voleva raggiungere una condizione di pace e tranquillità, lontana dalle bufere del mondo. Per questo motivo ebbero molto successo filosofia quali epicureismo e stoicismo, che professavano atarassia e aponia. Presso le varie corti ellenistiche furono fatti grandi progressi anche nel campo scientifico (seppur sotto il controllo della monarchia).

La popolazione si dedicò in quel periodo a nuove religioni. Gli strati più agiati si interessarono alle dottrine dei nuovi pensatori, mentre gli strati più bassi si dedicarono ai culti misterici esoterici, grazie ai quali riuscivano ad “avvicinarsi” maggiormente alle divinità. Vi fu nello stesso periodo un attento processo di divinizzazione della figura del monarca, al cui nome si aggiungevano aggettivi quali “salvatore”, “benefattore”, ecc.

In campo architettonico, l'esaltazione del monarca a divinità scesa in terra, porta alla creazione di strutture immense, spesso utilizzate come luoghi pubblici, inserite in un contesto urbano nel quale gli assi longitudinali convergono al Palazzo. L'agorà viene spesso mantenuta come luogo commerciale (e spesso ce n'è più di una), ma perde qualsiasi valenza politica. In campo artistico vi è un generale rifiuto dello stile classico, a favore di uno stile “barocco” e realista.

La diffusione della grecità in tutto il mondo conosciuto, fece sì che si creasse una “koinè dialektòs”, cioè una lingua comune che soppiantò gli antichi dialetti e li sostituì. La nuova lingua, di base ionico-attica, non era certo immutabile, ma soggetta a mutamenti e tentativi di renderla più “economica”: fu così che in breve tempo furono abbandonati elementi quali il duale, l'ottativo e il perfetto, mentre altri costrutti subirono delle variazioni (la lingua scritta era per natura più conservativa di quella parlata, ma non fu esente da cambiamenti).

Si profilò anche una nuova figura di intellettuale: al servizio di una corte, l'intellettuale non ha più come “cliente” una polis intera, ma una stretta cerchia di “intenditori”, i quali si aspettano materiale pregiato. È così che l'intellettuale iniziò a dedicarsi a temi ricercati, preferendo sempre l'uso della lingua tradizionale rispetto alla “koinè dialetos”. Alla scomparsa del tema politico si accompagna la comparsa di quello erotico, simposiaco e naturalistico. Fu in questo periodo, infine, che gli intellettuali iniziarono ad interrogarsi riguardo la stessa ragion d'essere della letteratura.

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