Circolo di Mecenate

Augusto era assai consapevole della difficoltà di far accettare ai suoi concittadini la natura assoluta del suo potere personale; dunque cercò fin dall'inizio con successo di conquistare il consenso della classe intellettuale, affidando ai suoi esponenti il compito di propagandare nella giusta luce la sua figura e le sue azioni. Fu proprio l'opera di poeti e intellettuali, infatti, a presentare la svolta augustea come necessaria per il bene della patria, rivestendola di contenuti etici e storici, finalizzati a sottolineare la continuità con la tradizione.
Augusto aveva affidato al suo fedele amico e collaboratore Gaio Cilnio Mecenate, finanziatore delle sue prime imprese militari, il compito di gestire questo programma di propaganda ideologica. Mecenate (da cui in effetti deriva il termine mecenatismo) era un uomo colto e raffinato: egli si circondò di scrittori, poeti intellettuali di varia provenienza, sociale e geografica, accomunati da un impegno letterario di elevata qualità e dal sostegno prestato all'operato di Augusto. Proprio a loro infatti Mecenate, con il consenso dell'imperatore, affidò il compito di promuovere l'ideologia del principato e il programma augusteo, attraverso la celebrazione delle imprese di Roma, dei suoi mitici fondatori e dei suoi eroi, l'esaltazione dei costumi austeri delle origini e della semplicità della vita agreste contrapposta alla corruzione e al lusso della vita cittadina. Si trattava di accreditare l'immagine tranquillizzante della pax Augusta, in nome della quale si poteva anche rinunciare alla libertà e alla democrazia. Affinché gli intellettuali potessero dedicarsi completamente al loro impegno politico e artistico venivano liberati da ogni preoccupazione economica grazie ai privilegi di cui godevano in quanto membri della ristretta cerchia del cosiddetto "circolo di mecenate".

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email