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Cesare giunse in Egitto solo a ottobre, dopo aver ottenuto la resa di una flotta pompeiana oltre i Dardanelli: Plutarco racconta che quando gli presentarono la testa di Pompeo credendo di fargli cosa gradita, si ritrasse inorridito e scoppiò in lacrime. Il generale vittorioso restò in Egitto fino al giugno del 47 a.C. prima tentò la mediazione fra Tolomeo e la sorella-sposa; poi sedotto da Cleopatra e divenuto il suo amante, agì per insediarla sul trono: il sentimento e il calcolo politico gli suggerivano che Cleopatra avrebbe svolto il suo ruolo di sovrana di un Egitto inserito nel potere imperiale romano creato da lui. L’intesa fra Cesare e Cleopatra suscitò indignazione specie fra i dignitari, spingendo il tutore di Tolomeo, Achilla, uno dei responsabili dell’assassinio di Pompeo alla rivolta armata. Durante i moti, Cesare asserragliato nell’area del palazzo reale ad Alessandria, in una sortita notturna insieme ad alcuni legionari abili nuotatori come lui riuscì ad appiccare il fuoco alle navi egiziane rimaste nel porto grande. Tuttavia l’incendio a causa di un forte vento che spirava da Sud, si propagò a quasi tutta la penisola che chiudeva il porto grande ad est, dove si trovava la biblioteca. Quasi mezzo milione di volumi, il meglio della cultura del tempo, andò in fumo. Nella primavera del 47 a.C. giunsero a Cesare i rinforzi che avevano richiesto al momento dello scoppio della rivolta, grazie ai quali sbaragliò i nemici a metà strada fra l’attuale Cairo e Alessandria.

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