Genius 13137 punti

Capofamiglia a Roma

Lo storico Paul Veyne ha messo in luce che fra l’età di Cicerone e quella degli Antonimi (II secolo d.C.) la visione della famiglia che aveva contrassegnato i primi secoli di Roma, fino alla fine della Repubblica, subì un significativo mutamento, al termine del quale si trovò a essere identica alla successiva morale cristiana del matrimonio. Questo cambiamento va posto in relazione non solo con un possibile influsso esercitato dal cristianesimo (che da lì a poco avrebbe influenzato in modo profondo la vita spirituale dei cittadini romani), ma anche con il contesto storico, profondamente mutato dai tempi della Repubblica: i Romani, da cittadini quali erano stati per cinque secoli, divennero anzitutto dei sudditi e ne assunsero la mentalità.
A partire dall’età di Augusto, infatti, i ritmi di vita e il mondo, propri della classe dirigente romana, subirono una radicale modificazione: i capi dei gruppi famigliari, che per il secoli avevano affidato il prestigio alla capacità di imporsi agli altri, divennero in sostanza servitori del principe e il loro successo cominciò a dipendere dalla capacità di intrattenere buoni rapporti con i propri pari. Ciò produsse un cambiamento profondo nel modo di pensare e nel comportamento.

Una volta il capofamiglia, abituato a dimostrare il suo potere agli altri, si comportava come un dominatore assoluto, imponendo il suo volere senza difficoltà e senza problemi ai suoi sottoposti, tra i quali stava ovviamente anche la moglie. Il capofamiglia dell’età augustea era invece costretto, fuori della famiglia, a trattare con persone che, essendo o suoi pari o suoi superiori, doveva necessariamente rispettare. La sua abilità al comando cominciò a venire meno e questo lo portò inevitabilmente a una crisi, di cui si avvertirono i primi sintomi già in età augustea. Egli senti allora il bisogno di darsi nuove regole di vita e cominciò a imporre a sé stesso quella che nel II secolo d.C. sarebbe diventata la norma morale corrente, vale a dire la “rispettabilità”. Cercando in seno alla famiglia le certezze che il mondo all’esterno non poteva più dargli, egli si impose, fra l’altro, di essere fedele alla moglie, di rispettarla, di non considerarla più un essere alle proprie dipendenze, ma la compagna di una vita.

Nacque così, all’interno del mondo pagano e proprio a cominciare dall’età augustea, una nuova morale di coppia (che nella sostanza era molto diversa da quella che poi sarebbe stata cristiana). Questo mutamento, inoltre, fu rafforzata da una società circostante, a sua volta legata ai cambiamenti politici. Diversamente dal passato, i funzionari del principe erano continuamente impegnati in riunioni, incontri, attività sedentarie e psicologicamente stressanti. Senza più tempo per le palestre, i ginnasi e la cura del corpo, cresceva il numero delle persone che ricorrevano ai medici ( i più importanti dei quali furono Sorano, Rufo, Galeno e Oribasio); e dalle opere di questi sappiamo che di fronte ai sintomi ora descritti la ricetta era sempre la stessa: l’invito a non eccedere nel cibo, nelle bevande e nell’attività sessuale.

Anche da questo punto di vista, dunque, i cambiamenti politici e sociali inducevano a far accettare la nuova morale dell’autocontrollo.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email