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La barba a Roma

Tra gli antichi Romani non esisteva l'usanza dei Greci dell'età arcaica ed etrusca di radersi una barba rotonda intorno al viso e di tagliare completamente i baffi. Gli antichi Romani facevano crescere capelli , barba e baffi e solo nel II sec. a.C. iniziarono a radersi e a tagliare i capelli. I primi barbieri sarebbero arrivati a Roma dalla Sicilia nel 300 a.C.. Il rasoio, tuttavia, fa la sua comparsa tra i reperti archeologici molto prima di quella data, probabilmente perchè i tonsores di cui parla Varrone erano già in Italia, arrivati per aprire delle pubbliche attività di tonstrinae. Ciò significherebbe che l'uso di radersi e tagliarsi i capelli era presente ma non diffuso nè affermato. Nel III sec. a.C., Scipione l'Africano iniziò la moda della rasatura quotidiana e Claudio Marcello,conquistatore di Siracusa, fu il primo romano a comparire sulle monete effigiato senza barba. La cultura greca stava penetrando in quegli anni a Roma, non solo nelle forme letterarie ma anche nelle abitudini quotidiane. La moda di radersi la barba, che nacque in Grecia in età ellenistica proprio con Alessandro, fu a Roma un lento processo che culminò con la seconda guerra punica. I giovani romani non si radevano la prima barba fino a quando non fosse stata abbastanza consistente. Veniva allora rasa e consacrata a una divinità, "Depositio barbae", e, considerato un avvenimento solenne, veniva celebrato con una festa della famiglia. Gli uomini conservavano la barba curata fino ai quarant'anni, quando, comparsi i peli bianchi, li si toglieva con le pinzette (volsellae), o meglio e più rapidamente, si radeva del tutto. La "barbula" era perciò associata alla gioventù e radersi la barba significava invecchiare.
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