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Augusto – Ascesa al potere


Nel 28 a.C. ottenne dal Senato il titolo di princeps senatus, una carica anch’essa onorifica ed istituzionale già esistente (che poteva cambiare ogni 5 anni ed in quanto primus inter paris era colui che aveva il diritto di prendere la parola per primo, di essere interrogato per primo nel momento in cui un console o un pretore avesse posto, all’ordine del giorno, dei quesiti al Senato), ma a vita (è per questo che, come lui, tutti gli imperatori successivi verranno chiamati prìncipi, proprio in virtù di questo titolo onorifico, che dava diritto di dire la propria opinione per primo ogni volta che il Senato si riunisse in assemblea, quindi un potere di orientamento dell’assemblea tanto più forte quanto più il principe era autorevole). Questi due titoli già trasformano la Repubblica in Principato perché sono assunti a vita; nel 27 a.C. Ottaviano assunse, in quanto ottenuto dal Senato, il cognome di Augusto (da augeo, “accresco”) ed era anch’esso un titolo onorifico perché gli riconosceva il potere sovrannaturale di accrescere la fortuna dello Stato, il benessere dei cittadini e che, per questo, era oggetto di devozione. Dal 27 in poi la formula onomastica di Ottaviano era Imperator Caesar Divi filius Augustus (imperatore Cesare Augusto figlio del divino Cesare), dunque, a capo di Roma c’era ormai qualcosa di completamente diverso da un dictator o da un rex, c’era un comandante militare che, grazie al suo agire, badava al benessere dei cittadini e lo accresceva, che doveva guidare il Senato perché per primo era titolato a dare la sua opinione, ma che era anche figlio di un dio (che si chiamava Cesare perché figlio di Cesare): Augusto era infatti convinto, come Cesare, che la Repubblica romana avesse esaurito il suo ciclo vitale e che si dovesse operare per darle un nuovo volto istituzionale; questi titoli, a parte quello di imperator (che gli riconosceva un potere immenso, su 28 legioni, ognuna composta da 5.000 uomini e, poiché colui che era a capo delle legioni pagava il soldo ai soldati volontari, si trovava così ad amministrare somme molto ingenti in ambito di finanzia pubblica, che servivano a pagare le legioni), davano ad Augusto un grande potere sacrale, non effettivo.
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