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I Romani e la storiografia


Per indicare la “storia” i Romani utilizzavano il termine “res gestae”, che significando alla lettera “le imprese compiute”, ci dà subito un’idea dello spirito con cui i Romani si accingevano a narrare gli avvenimenti: lo scopo era quello di lasciare traccia scritta e di trasmettere ai posteri le grandi imprese e soprattutto quelle imprese militari che, nel corso dei secoli, fecero Roma grande. Si potrebbe dire una sorta di “storia celebrativa”
All’inizio, era Il Pontifex Maximus, massima autorità religiosa, che aveva il compito di trasmettere gli avvenimenti, degni di nota. Fuori della sua dimora, era collocata la “Tabula dealbata”, cioè una tavola resa bianca dalla calce, sulla quale il Pontefice segnava il nominativo dei personaggi che si erano distinti in un’impresa, le battaglie, le dichiarazioni di guerra ed anche aspetti attinenti la vita economica di Roma. Pur trattandosi di notizie molto schematiche, esse erano comunque soggette alla discrezionalità del Pontifex: infatti, alcuni elementi ci fanno capire che esisteva un’evidente simpatia per le classi aristocratiche. Tali annotazioni si chiamavano Annales Maximi, perché redatte annualmente e dato che riguardavano i fatti accaduti in quell’anno, il criterio cronologico era l’unico criterio che veniva seguito. Pertanto nella Tabula dealbata si alternavano notizie di politica interna, di politica economica o di politica estera ed in ogni caso solo eventi che lo storico ritenesse necessario e soprattutto opportuno ricordare.
La storiografia vera e propria coincide con gli anni delle guerre puniche: Roma stava diventando una grande potenza ed aveva bisogno non solo di trascrivere le “res gestae”, ma anche di farne la relativa narrazione, di celebrare l’origine leggendaria della città e fare soprattutto propaganda della politica militare adottata. Inoltre, essendo sconveniente narrare le umili origini della città, i cui primi abitanti erano semplici pastori o cantadini, si inizia ad elaborare leggende con l’obiettivo di dare un’immagine dell’antica Roma più solenne e nobile
Le prime opere storiche furono scritte in greco, la lingua della cultura e molto diffusa ed è con Catone, avversario della grecità. che si comincia ad utilizzare la lingua latina.
Fra gli storici, occorre ricordare:
• Sallustio, vissuto nel I secolo a.C,. che nelle opere “De Catilinae coniuratione” e “Bellum Iugurthinum” studia soprattutto le cause che determinarono il passaggio dalla repubblica al principato.
• Giulio Cesare che con i suoi Commentarii (= appunti) - De Bello Gallico e De Bello Civili - ci fornisce un quadro dettagliato della guerra combattuta contro i Galli e della guerra civile che portò Roma verso l’Impero.
• Tito Livio, vissuto durante il periodo di Augusto che compone un’immensa opera storica – “Ab Urbe Condita” – che va dalle origini fino ai suoi tempi (circa 700 anni).
• Tacito, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo d.C., che negli “Annales” e nelle “Historiae” analizza i risvolti e gli intrighi spesso oscuri su cui si fondava l’impero romano
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