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Alessandro Magno

La Macedonia pre-Filippo II e Alessandro Magno


Oggi si hanno poche informazioni sulla macedonia prima dell’ascesa al trono di Filippo II: Probabilmente essi basarono la loro economia su agricoltura e pastorizia, affidando la politica ad un re che governava con la nobiltà guerriera. Rimasero culturalmente e artisticamente arretrati rispetto agli abitanti della penisola ellenica fino al V secolo A.C., quando la classe regnante volle imitare l’arte e l’architettura greca iniziando a decorare la capitale del regno Pella, dapprima un villaggio di contadini fino a diventare uno dei centri culturali più importanti a nord della Grecia con Filippo II. Durante le Guerre Persiane i macedoni decisero di sottomettersi sia a Dario I sia a Serse I. Anche nelle Guerre del Peloponneso non si mantennero neutrali: decisero di affiancare Sparta contro Atene perché la polis dell’Attica interferiva nei commerci marittimi macedoni. Dopo una lunga crisi dinastica successiva alla fine delle Guerre del Peloponneso per il governo del regno, Filippo II prese il potere, facendo così iniziare il periodo “d’oro” per la Macedonia.

La Macedonia con Filippo II


Filippo II, dotato di straordinarie doti diplomatiche e da oratore oltre ad essere uno straordinario condottiero, decise di cambiare radicalmente il proprio esercito. Ideo un nuovo tipo di falange, chiamata poi Falange Macedone o Falange dei Pezeteri, una falange di guerrieri armati con un pugnale, uno scudo e una sarissa, una lancia lunga 5 metri che rendeva la falange praticamente impenetrabile e irraggiungibile. Formò poi un altro comparto militare eccellente in battaglia, cioè la Cavalleria Macedone e dalla fanteria leggera dove i soldati erano chiamati Ipaspisti.
Con questa organizzazione militare scese nella penisola greca e intervenne nella Guerra Sacra, un conflitto tra diverse polis per il controllo del santuario di Delfi, conclusasi nel 346 A.C. con la pace di Filocrate voluta proprio dalla Macedonia. Alla fine della guerra il santuario di Delfi passò in mano macedoni, creando due fronti politici opposti ad Atene: chi pensava che Filippo II debba diventare protettore di Atene e chi invece pensa che egli tolga la libertà alla polis, essendo quindi contro il sovrano macedone. Quest’ultimi prevalsero e affrontarono ,in alleanza con Tebe, quindi l’esercito macedone a Cheronea, presso Tebe, nel 338 A.C., subendo un pesantissima sconfitta, tanto che Tebe fu rasa al suolo e ad Atene fu deciso che la polis avrebbe riconosciuto Filippo II come suo protettore. La battaglia di Cheronea fu la “rampa di lancio” per il figlio di Filippo II, Alessandro, dove combatté con estremo vigore ed estremo coraggio, guadagnando pertanto notorietà tra i suoi soldati come eccellente guerriero.

Alessandro prende il potere e affronta la Persia


Il figlio di Filippo II e della moglie Olimpiade fu chiamato Alessandro (ufficialmente Alessandro III): nato nel 336 A.C. a Pella, fu severamente cresciuto prima dal padre e dalla madre per poi passare sotto l’insegnamenti del grande filosofo greco Aristotele. Dopo essere stato allontanato da Pella con la madre a causa di dissidi tra quest’ultima e il padre, ritornò alla corte del padre dove rimase come erede al trono per poco tempo, perché successivamente alla battaglia di Cheronea Filippo II fu assassinato e, anche se giovanissimo per diventare re, fu incoronato re di Macedonia. Per prima cosa decise di chiarire il suo ruolo con i cittadini delle polis greche, proponendosi come protettore della Grecia e venendo riconosciuto dagli abitanti della penisola ellenica come tale. Alessandro Magno iniziò poi a pensare alla conquista della Persia e alla conseguente creazione di un impero universale, composto da tanti popoli e culture. Decise così di organizzare l’esercito e di dichiarare guerra all’impero persiano. Quest’ultimo, sebbene scosso da dissidi interni, era ancora l’impero più fiorente e ricco del mondo ed esso possedeva il più grande esercito del mondo, maggiore in numero a quello Macedone.
Alessandro affrontò la prima volta i persiani presso il fiume Granico (334 A.C.), dove l’esercito persiano sbaragliò l’esercito persiano e si aprì un varco verso la Siria. Le colonie greche lo accolsero come liberatore aprendogli le porte al suo arrivo. Si diresse successivamente a Gordio, dove si trovava il leggendario nodo che aveva una profezia: chi lo avesse sciolto avrebbe conquistato la Persia. Alessandro Magno lo tagliò di netto con la spada. Si diresse poi presso Isso nel 333 A.C. dove sotto gli occhi di Dario III sbaragliò l’esercito persiano, mettendo il re in fuga. Andò in Egitto per ascoltare l’oracolo del Dio Ammone, confermandogli di essere di origine divina. Ritornato in Medio Oriente, dove nel 331 A.C. si giunse alla battaglia più importante mai da lui combattuta: presso Gaugamela con delle straordinarie tattiche militari sconfisse Dario III e i persiani definitivamente: il Re dei Re fu assassinato per le ripetute fughe da Alessandro e quando quest’ultimo giunse a Persepoli la rase al suolo, depredandola dalle ricchezze. Giunto a Babilonia, decide diventare il nuovo Re dei Re continuando il suo percorso di conquista. Giunse fino al fiume Indo ma i suoi soldati, stremati, si rifiutarono di proseguire, probabilmente perché spaventati da elefanti mai visti prima che sconfissero l’esercito macedone. Tornò quindi a Babilonia, dove morì dopo 2 anni di governo a 32 anni, senza decretare un successore. Dopo lui i suoi generali combatterono tra oro per la successione, dividendo il vasto impero di Alessandro in vari regni, ognuno presidiato da un generale, chiamati Regni Ellenistici.

Progetto politico di Alessandro Magno


Dopo la visita di Alessandro all’oracolo del Dio Ammone, che gli confermò di essere origine divina, Alessandro iniziò a pensare alla fondazione di un impero che comprendesse la Grecia, la Macedonia e la Persia con egli come Dio-Imperatore. Il progetto si concretizzò quando Alessandro venne ufficialmente nominato Re dei Re e quindi Re dell’Impero Persiano. Unificazione dei tre regni sopracitati portò alla realizzazione del suo progetto: non solo legalizzò i matrimoni tra macedoni e persiane ma li promosse tra i suoi soldati in modo da ottenere una unione fisica tra i due popoli: ci furono infatti più di 15000 matrimoni misti tra macedoni e persiane; permise poi l’accesso ai persiani nell’esercito macedone, ponendoli allo stesso livello dei militari macedoni. Assegnò inoltre i territori conquistati non solo a macedoni ma anche a persiani, cosa che fece guadagnare disistima nei suoi confronti dai suoi soldati partiti dalla Macedonia.
Le sue ideologie espansionistiche non si fermarono con la conquista della Persia, ma bensì furono ritrovati suoi progetti futuri per la conquista dei territori cartaginesi e par la Cartagine stessa oltre a vari progetti per la conquista della Grande Arabia e per la conquista dei territori oltre all’Indo.

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