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La corte nel 404 viene trasferita da Milano a Ravenna perché nel 403 i Visigoti che erano sull’Adige erano arrivati a Milano. M. era un città indifendibile mentre Ravenna, oltre ad essere protetta da un lungo tragitto aveva un buon porto militare e quindi aveva la possibilità di ricevere aiuti via mare e di essere collegata a Costantinopoli. La parte nord era paludosa e la sud era difesa con la costruzione di bastioni. Stilicone porta avanti la politica di Teodosio di stretta fusione fra l’elemento germanico e romano. Stilicone si trova a dover affrontare Radagaiso, re degli Ostrogoti, che aveva invaso la Rezia e accolto a sé altre tribù. Nel 405 questo fa irruzione in Italia tramite il Brennero, con 200.000 persone, di cui un quarto combattenti. I cristiani ne sono terrorizzati perché se un pagano fosse arrivato a Roma si temeva che avrebbe tolto non solo privilegi e risorse ai cristiani, ma anche che la religione sarebbe stata screditata. Si riesce a fare arrivare a Ravenna 12.000 mercenari Visigoti concessi da Alarico, altri 13.000 circa dalle Gallie. Stilicone non cerca la battaglia campale ma di spingerli in zone dove non possano trovare cibo. Lo scontro avviene in primavera del 406 a Fiesole. Più di una battaglia diventa un massacro. I mesi più felici della vita di Stilicone sono proprio qui perché questa fama di salvatore gli dà un prestigio che eclissa quello dell’imperatore Onorio. C’è un accordo con Alarico e sottraggono parte dell’Illirico. Nel frattempo i Vandali, premuti dagli Unni, popolo di origine mongolica, nomadi, eccellenti nel combattimento a cavallo, che si erano spostati verso ovest seguendo il Danubio. Nell’autunno 406 i Visigoti arrivano a ridosso del Reno. La superficie del fiume è completamente ghiacciata nella notte di capodanno 306 entrano in Gallia. Qualche tempo dopo passano anche gli Alani e gli Svevi. Nel basso corso del Reno c’erano anche i Franchi che riescono a tamponare, ma nella primavera del 407 dilagano in tutta la Gallia. Dalla Britannia non appena si viene a sapere che la Gallia è devastata, tornano in continente delle truppe imperiali sotto la guida di un ufficiale, che si proclama imperatore con il nome di Costantino III. Tutte le truppe si spostano dalla Britannia al nord della Gallia e i barbari si vedono costretti a scendere nella Gallia Narbonense. A questi si uniscono le bacaude, bande di disertori e schiavi che si alleano agli invasori per saccheggiare. I contadini e gli strati inferiori disperati li fanno entrare, spogliando chiede e dimore di ricchi. Le fonti scrivono che “tota fumavit Gallia uno rogo”, cioè che tutta la Gallia bruciò in un intero rogo. Nel 408 a Ravenna si capisce che la Gallia è persa ma l’Italia non è minacciata perché Costantino III ha in controllo della fascia oltre il Rodano e aveva creato la sua capitale ad Arles, fra Lione e Marsiglia. Stilicone pensa di potersi servire di Alarico ma Onorio all’inizio del 400, forse un po’ per gelosia o forse dietro consiglio sconfessa la politica di Stilicone e manda ad Alarico il messaggio in cui revoca l’ordine di Stilicone per l’invasione dell’Epiro. 23 agosto 408: morte di Stilicone. Questa data sancisce la fine della politica filo germanica e anche Ravenna prende indirizzo filo bizantino. Alarico ne approfitta per mandare un’ambasceria a chiedere il denario promesso, la quale viene rifiutata. Supera le Alpi Giulie, supera e raggiunge Aquileia, varca il Po e scende gli Appennini per andare a Roma. I Romani compreranno la sua partenza. Il suo obiettivo è di ottenere da Onorio un territorio dentro l’imperio per i suoi Ostrogoti. Onorio disdegna ogni trattativa. Alarico torna a Roma cingendola d’assedio due anni dopo la morte di Stilicone e 800 anni dopo l’ultima invasione. I Visigoti entrano a Roma e per tre giorni la saccheggiano. Gli storici dicono che aveva dato ordine di non fare spargimenti di sangue. Questo è chiamato il sacco di Roma, datato 410 d.C. fu incisivo per il suo valore simbolico: l’occidente latino lo vive come una perdita di forza e valore

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