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Società egoista

Oggi la nostra società è sempre più caratterizzata dalla tendenza diffusa per “ non si fa niente per niente”. Anche le amicizie spesso sorgono sugli interessi, cioè si frequentano solo le persone che si possono essere utili. Questa tendenza del “non fare niente per niente” può essere combattuto solo diffondendo il messaggio della gratuità. Il donarsi gratuitamente agli altri è una cosa importante, perché determina una situazione interiore molto vicina alla felicità, che è duratura, forte. Inoltre determina la capacità di affrontare meglio le sofferenze della vita, ma soprattutto riesce a far capire che l’obiettivo da raggiungere in realtà non è la legalità, bensì la giustizia. Infatti molto spesso le leggi sono ingiuste: troppo spesso grandi ingiustizie sono garantite proprio dalla legge. Il motivo per cui ha lasciato la magistratura è che si è reso conto che è inutile lavorare dopo che sono stati commessi i reati: è meglio lavorare prima affinché questi reati non vengano commessi. In altre parole egli è passato dalla repressione alla prevenzione.Per l’apparato repressivo, che comprende polizia, carabinieri, magistrati, carceri, ecc. si spendono fette enormi del bilancio dello stato senza ottenere risultati apprezzabili.Invece con un serio programma di prevenzione in 10-15 anni si possono ottenere diversi tipi di risultati:Abbatte l’illegalità nei limiti del possibile.Abbatte le spese della repressione (un detenuto in carcere costa 12 milioni al mese).La legalità deve essere prima di tutto prevenzione, non lotta e repressione dell’illegalità: la legalità è un modo di essere. Il problema serio, quindi, è capire se si può fare qualcosa prima che i ragazzi si avviano sulla strada della delinquenza e dell’illegalità. Generalmente né gli insegnanti né i genitori si pongono il problema di osservare attentamente i ragazzi, al fine di scorgere i cosiddetti indicatori di crisi per cercare di risolvere il problema a monte. In psicologia sta prendendo piede un filone di studi che si chiama “i figli del deserto”, cioè ragazzi i cui genitori o sono assenti oppure sono presenti ma danno solo giocattoli e soldi, ma non danno il loro tempo, il dialogo, l’affetto e l’ascolto ai propri figli.
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