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Non passa lo straniero?

Le politiche migratorie negli ultimi anni sono tema centrale della politica europea. I paesi europei negli ultimi anni hanno attuato una restrizione delle possibilità di movimento verso il nord Globale innalzando barriere ai confini ed attuando una mobilità selettiva marcando una disuguaglianza nell’attribuzione del diritto di varcare i confini nazionali, stratificazione del diritto alla mobilità per motivi di sicurezza, spesso legati al lavoro non registrato degli immigrati privi di titoli di soggiorno.
Mobilità: se si parla di lavoratori altamente qualificati, in questo caso spesso è sollecitata, si hanno aspettative ottimistiche, vantaggi per gli individui e per gli stati riceventi.
Immigrazione: nel caso di lavoratori di basse qualifiche e si cerca di bloccarla, sorgono questioni come l’integrazione sociale, sicurezza, controllo e difesa dell’identità nazionale.

I governi sembrano voler riaffermare la propria sovranità rafforzando i controlli sulla mobilità non intesa come turismo ma come immigrazione di quegli individui etichettati come poveri e bisognosi che costituiscono una minaccia. Gli attentati, dall’11 settembre 2001 hanno rilanciato la paura che collega i flussi migratori e minaccia alla sicurezza nazionale. L’inquadramento dell’immigrazione come sosteneva Huntington rafforza gli stereotipi ed incrementa il conflitto tra civiltà. Welfare shopping, il timore dell’insediamento di estranei richiedenti diritti e sostegni pubblici che garantisce il welfare state ad i soli cittadini nazionali, diritti sociali da difendere e come privilegio solo per chi è cittadino. Chi non lavora è visto come un peso per le casse della spesa pubblica mentre chi lavora è spesso incolpato di togliere preziosi posti di lavoro ai cittadini nazionali. Altro motivo della chiusura è la difesa dell’identità culturale della nazione, gli estranei vengono visti come invasori culturali, la sfera dei controlli si estende dall’esterno, da chi è appena arrivato, verso l’interno, le minoranze già insidiate. I fallimenti nell’integrazione sociale sono stati visti come fallimenti del multiculturalismo motivo per il quale molti stati hanno riformulato le loro politiche. Leader politici come Merkel, Sarkozy hanno incolpato il multiculturalismo della separatezza delle minoranze immigrate. La meta politica, o politica simbolica pone un netto distacco tra immigrati e nativi, come si sotto intende nell’accordo sui principi base riguardanti l’integrazione degli immigrati siglato dal Consiglio dell’Unione Europea. Il documento proclama il rispetto e la libertà di praticare la propria religione e cultura ma pone anche l’enfasi su argomenti come uguaglianza delle donne, diritti dei minori che lascia intendere una sorta di pregiudizio sulla mentalità dei nuovi residenti. Il lavoro viene descritto come elemento chiave del processo di integrazione, i nuovi arrivati devono rendersi autosufficienti sotto il profilo economico. Conoscenza della lingua e della storia del paese di arrivo sono elementi indispensabili all’integrazione, bisogna soddisfare una serie di requisiti per varcare i confini di un paese, i livelli di conoscenza della lingua sono stati alzati e sono controllati con test di verifica e misure di valutazione precise, si vuole comprendere se i nuovi arrivati sono disposti ad accettare le norme e gli stili di vita del paese ricevente, l’integrazione civica obbligatoria è uno strumento di controllo, già al momento dell’ingresso viene valutata l’integrazione culturale ed è una precondizione per poter accedere al territorio. Maroni (test a punti e test d’italiano). La cittadinanza non è più vista come un veicolo di integrazione ma in una visione più radicale, come premio all’integrazione.
Cittadinanza proibitiva: (Germania, Austria, Danimarca) di tipo ascrittivo ed esclusivo.
Cittadinanza abilitante: (Belgio, Finlandia, Portogallo, Svezia) requisiti di accesso più favorevoli all’entrata dei richiedenti che incontrano bassi ostacoli.
Cittadinanza isolazionista: (Italia, Spagna, Grecia, Lussemburgo): ascrittiva
Cittadinanza condizionale: (Francia e Regno Unito) di tipo selettivo.

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