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L'illuminismo in Italia

Intorno alla metà del ‘700 i principi dell’illuminismo conquistarono anche gli intellettuali italiani. Milano, Napoli e Venezia furono i centri illuministi italiani. In queste città gli intellettuali diedero vita a uno scambio vivace di idee, con oggetto il rinnovamento politico, sociale e morale dell’Italia.
Favorita dalla comparsa dei giornali, la trattatistica fu il genere più in voga (saggio breve-> problemi di attualità; pamphlet->opuscolo di tono satirico; il discorso->destinato ad un pubblico specializzato; il dialogo->sulla divulgazione scientifica; le lettere->scopo informativo; articoli di giornale).

Milano fu il principale centro illuminista italiano, grazie alla posizione geografica ed economica della borghesia lombarda, libera dalla dominazione spagnola.
L’accademia dei Pugni intendeva creare un circolo culturale in cui fosse possibile un confronto di idee aperto e libero, anche animato, tanto da prevedere che le discussioni potessero finire a pugni.

“Il Caffè”
E’ la rivista più prestigiosa della cultura illuminista italiana, uscì ogni 10 giorni per due anni; Essa fu voluta e diretta da Verri e da Beccaria. Il giornale voleva favorire il dibattiti intorno a problemi politici concreti, migliorando la realtà sociale. Inoltre polemizzata contro il purismo (che mira a difendere la purezza originaria della lingua nazionale -> accademia della crusca).
Gli argomenti trattati erano vari: politica, economia, letteratura, scienza. Esso era dalla parte della borghesia e contro l’aristocrazia. La rivista aiutò anche a diffondere un italiano più moderno.
Esso era anche in linea con il pensiero di Parini, che però partecipò poco alle discussioni e alle attività promosse dal “caffè”. Ne “il giorno” usa l’ironia per criticare il parassitismo e la superficialità dell’aristocrazia lombarda.

Pietro Verri
“Osservazioni sulla tortura” dimostra come la tortura è uno strumento crudele e disumano, ma soprattutto inutile poiché conduce a confessioni false, solo per far smettere di soffrire.

Cesare Beccaria
Scrive “dei delitti e delle pene” dove dice che:
- le leggi devono essere chiare;
- i giudizi vanno resi pubblici;
- la tortura e la pena vanno abolite.

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