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La Commedia dell’arte: origine ed evoluzione

La Commedia dell’arte ha le sue origini nella tradizione dei giullari e dei saltimbanchi del Medioevo. I giullari ed i saltimbanchi erano uomini di media cultura che vivevano alla giornata facendo i cantastorie, i buffoni e i giocolieri; si esibivano nelle piazze, cantando, ballando recitando in modo buffo, soprattutto durante le feste o il carnevale con lo scopo di far ridere e divertire gli spettatori.
Nel Cinquecento questo tipo di spettacolo si perfeziona grazie a dei capocomici che contemporaneamente sono autori, attori ed impresari e che, quindi, sono in grado di mettere insieme gli attori che fanno di questo mestiere una professione. Si formano così delle vere e proprie compagnie teatrali.
Ben presto le compagnie teatrali sono conosciute prima in Francia e poi nel resto dell’Europa; era una novità perché fino ad allora gli spettacoli tradizionali erano riservati ad un pubblico di soli nobili e recitati dagli stessi aristocratici. Invece, gli attori delle compagnie teatrali erano attori professionisti abituati a recitare davanti a platee molto vaste ed esigenti. Pertanto col tempo, quello che il pubblico apprezzava di più comincia ad essere non la bravura di colui che scrive il testo, bensì il modo di recitare dell’attore. Per questo motivo, non c’era la necessità di un testo scritto, imparato a memoria e recitato: il bravo attore sapeva improvvisare li per lì: la bravura si vedeva dalla sua capacità di inventare le battute sul momento.
Nella Commedia dell’arte la trama è una trama di intreccio, cioè vengono rappresentate delle scene complicate, delle avventure o dei fatti sorprendenti e il tutto termina sempre con un lieto fine. I personaggi sono sempre gli stessi (degli stereotipi) quali il giovane innamorato, il vecchio avaro, spesso dedito ai piaceri sessuali, il servo o la servetta; essi si concretizzavano nella figura delle maschere regionali: Zanni, Arlecchino o Truffaldino originari del Veneto, Pulcinella, originario di Napoli, Balanzone di Bologna, Pantalone, il ricco avaro e Colombina la servetta furba, innamorata di Arlecchino, ma oggetto delle attenzioni da parte del vecchio Pantalone.
Col tempo, la Commedia dell’arte comincia a mancare di interesse. Il pubblico si stanca di assistere sempre a storie che si assomigliano in cui il linguaggio ed i gesti adoperati spesso diventano volgari, cosa che la Chiesa non vede di buon’occhio. Inoltre, poiché nel secolo dell’Illuminismo il pubblico è interessato soprattutto alle situazioni verosimili e naturali e non alle storie stravaganti e senza logica, è ovvio che la Commedia dell’Arte inizia una lenta decadenza. Per far fronte a tale declino, i comici della Commedia dell’arte reagiscono in due modi:
1) accentuano gli aspetti volgari e gli effetti scenici di cattivo gusto per attirare maggiormente il pubblico di bassa classe
2) collaborano con i poeti del tempo e quindi creano delle opere di un livello più elevato
Pertanto la commedia dell’arte non muore, anzi si trasforma in qualcosa di nuovo e di più valido: il grande scrittore di commedie francese, Molière, utilizza la tecnica dei comici italiani e Goldoni se ha potuto scrivere dei capolavori è perché ha frequentato da adolescente diverse compagnie di autori professionisti imparando da essi il loro mestiere
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