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Ippolito Pindemonte: Alla luna


Testo

Oh quante volte il giorno
Insultai col desío del tuo ritorno!
L’Ore in oscuro ammanto,
E con vïole ai crini,
T’imbrigliavano intanto
I destrieri divini,
E su l’apparecchiata argentea biga
Il Silenzio salía, tuo fido auriga.

Perchè sola ti vede,
Sola l’ignaro vulgo in ciel ti crede:
Ma il Riposo, la Calma,
Del meditar Vaghezza,
Ogni Piacer dell’alma,
La gioconda Tristezza,
E la Pietà, con dolce stilla all’occhio,
Ti stanno taciturne intorno al cocchio.

Cieco io divenga, s’io
Di levare a te lascio il guardo mio;
O che in cammin notturno
Per fosca ombrata sponda
Vegga il tuo viso eburno

Splender tra fronda e fronda,
O sieda in riva di tranquillo fiume,
Che l’onde sue rincrespi entro il tuo lume.

Parafrasi

Quante volte imprecai contro la luce del giorno per il desiderio che tu ritornassi nel Cielo! Le ore notturne con i capelli ornate di viole mettevano le briglie ai tuoi destrieri divini, mentre io, impaziente, attendevo il tuo ritorno e sulla biga predisposta e argentea, saliva il Silenzio, tuo fedele auriga.
Poiché ti vede tutta sola, il volgo che tu sia sola nel cielo, ma non lo sei;
invece stanno taciturni intorno al tuo cocchio il Riposo, la Calma, la Vaghezza della meditazione, ogni Piacere dell’animo, e la Pietà con le dolci lacrime agli occhi.
Che io diventi cieco, se cesso di alzare lo sguardo fino a te; sia che durante un cammino notturno lungo una sponda ombrosa veda risplendere il tuo volto eburneo (= d’avorio) attraverso le fronde, sia che sulla riva di un fiume tranquillo che increspi le sue onde nella tua luce

Commento

Si tratta di un’ode (il testo integrale si articola in quindici strofe). Ogni strofa si compone di otto versi: il primo è un settenari, il secondo è un endecasillabo in rima baciata con il primo, gli atri quattro sono settenari a rima alternata, gli ultimi due sono endecasillabi a rima baciata. Schema: aabcbcee. Alla fine del secondo verso di ogni strofa troviamo una pausa logica rappresentata da un punto esclamativo o da un punto e virgola.
Il tema dominante dell’ode è una lunga contemplazione della luna, avvolta in un profondo silenzio che Giacomo leopardi farà proprio. Da segnalare che questo tema trova le radici nell’Ode alla sera di William Collins. Tuttavia l’immagine della luna che ci offre Pindemonte non ha niente di preromantico, bensì di neoclassicismo. Infatti la Luna ci è descritta mentre sta per iniziare il suo volo sul cocchio ed intorno a sé ha tante personificazioni le Ore, il riposo, la Calma, la gioconda Tristezza, la Vaghezza della meditazione, la Pietà; e alla guida del cocchio abbiamo come auriga il Silenzio che troveremo come compagno della Luna anche in Leopardi. I colori predominanti sono velati, certamente non eclatanti: le chiome delle Ore sono scure ed ornate di viole, il cocchio della Luna è di colore argento.
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