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Giuseppe Parini


Quello di Parini è sicuramente la figura di un intellettuale impegnato nel vivere civile, tuttavia non con modi di fare forti e a tratti violenti come quelli di Verri e di Beccaria dell’Accademia dei pugni, ma più che altro concilianti con l’assolutismo riformatore di Maria Teresa d’Austria. Il suo scopo principale è almeno inizialmente il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
I rapporti tuttavia con altri intellettuali non furono così idilliaci come si può pensare
Si parla di una vera e propria critica quando si parla del rapporto con gli intellettuali francesi. Essendo lui in primis un religioso, condanna fortemente coloro che credono che la religione sia qualcosa di inutile e superato, anche se tuttavia non disprezza alcuni movimenti deistici (spiritualità propria di ogni singolo uomo, slegati dalla rivelazione) e si scagli apertamente contro l’intolleranza religiosa e la controriforma. Tuttavia dell’Illuminismo francese apprezza profondamente la dottrina di uguaglianza sociale e il pensiero filantropista, di mutuo aiuto fra gli uomini.
La critica alla nobiltà non è particolarmente aspra, probabilmente anche per conquistarsi il favore di ceti più conservatori. Quella che lui condanna è quella nobiltà che pecca in ambito intellettuale, civile ed economico, non approfittando attraverso le proprie ricchezze a contribuire al progresso della società, disinteressandosi allo studio e vivendo solo di antiche rendite. I privilegi potevano essere giustificati un tempo, quando la nobiltà aveva per esempio il compito di difendere il territorio, ma non sono più giustificabili nel suo tempo. Quella che va cercando non è una soppressione della nobiltà, come poi diventeranno ad esempio le massive esecuzioni dei giacobini francesi durante la rivoluzione, ma una rieducazione, coerentemente a quell’eliminazione dei privilegi della nobiltà feudale voluta da Maria Teresa d’Austria
La critica a movimenti come quello del caffè è su più fronti. In primis bisogna prendere in considerazione l’ostilità del Parini verso il cosmopolitismo, in particolare verso l’idea che quanto affermato dai philosophe francesi, avrebbe potuto contaminare la produzione letteraria italiana, ostacolando quell’arcadica purezza linguistica tanto osannata dall’accademia della crusca. Quella che Parini ricercava era la purezza e la dignità tipica degli antichi.
Inoltre, Parini riconosce sicuramente una grande importanza ai vari progressi della scienza, e ai conseguenti miglioramenti delle condizioni del popolo, tanto da dedicarle numerose delle sue odi, ma è tuttavia contrario alla riduzione della letteratura a semplice mezzo di trasmissione della sapienza.
Lo scontro si fa ancora più acceso se si analizzano le diverse posizioni in ambito economico. Se da un lato verri e Beccaria esaltano la figura del mercante borghese, fautore delle trasformazioni della società, Parini guarda con interesse alla teoria fisiocratiche, ovvero sull’importanza dell’agricoltura e della natura, lontano dai lussi e dalle corruzione dei costumi tanto care e borghesi.
Della produzione di Parini non si può non parlare delle odi, suddivisibili in 3 grandi blocchi di cui il primo è sicuramente il più interessante in quanto riflette il periodo più impegnato politicamente. Le odi sono di ispirazione arcadiana, generalmente brevi componimenti in settenari dal tono abbastanza elevato e dall’argomento serio.
In quelle del primo periodo si lancia in una analisi di importanti temi di natura sociale, come l’importanza della campagna come luogo tranquillo e pacifico, grazie al duro lavoro dei contadini , la questione che esisteva già allora dell’inquinamento dell’aria causato dalla produzione industriale, il tema dell’istruzione pubblica, non bisogna dimenticare che lui insegnó alle pubbliche scuole palatine istituite da Maria Teresa.
Il vero problema stilistico e linguistico del Parini è quello di coniugare argomenti così crudi e quotidiani con un alto livello di dignità poetica e letteraria. La soluzione viene trovata grazie al pensiero di Locke, secondo cui l’intera vita è un alternarsi di dolore e piacere, di cui anche l’arte può essere causa, e compito della
letteratura è la ricerca di termini e locuzioni quanto mai realistiche ed espressive, in grado di suscitare emozioni. Tuttavia i modelli di Parini rimarranno sempre quelli classici, non sarà in grado di compiere una rivoluzione così radicale e anzi sono ben palesi i riferimenti al complesso periodare latino e in generale a Orazio.
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