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Giuseppe Parini


Nasce nel 1729 in Brianza. Si trasferisce a Milano da una zia che gli lascia il testamento a patto che si ordini sacerdote. Nel 1752 fa il suo esordio poetico. Fu quindi accolto nell’accademia dei Trasformati di Milano in cui dominava lo spirito Illuminista. Fin dal ’54 era diventato precettore ed era entrato in cottato con la decaduta aristocrazia settecentesca e i suoi vizi: questa sarà oggetto della sua più importante opera: Il Giorno pubblicata nel 1763. La sua produzione poetica si arricchirà anche di molti testi sparsi tra cui le odi. Morirà poi a Milano nel 1799.
Parini segue il principio della moderazione ovvero è il punto d’incontro tra diverse ideologie ma non aderisce mai a nessuna. La sua ideologia personale consiste nel trasformare i contenuti senza alterare le strutture letterarie e sociali vigenti. Per esempio La critica alla nobiltà viene affrontata sia in Dialogo sopra la nobiltà che nel Giorno sostenendo che essa non deve essere eliminata ma devono essere eliminati i vizi per renderla una classe migliore in grado di guidare riforme necessarie. Parini inoltre rifiuta la riduzione della letteratura all’utile ma sostiene che la poesia nasca dall’incontro tra utilità e gratuità.

Le Odi


Le odi pariniane sono state composte tra il 1757 e il 1795 e influenzarono molto la poesia successiva. Ne pubblicò due edizioni: la prima con 22 testi, la seconda con 25. Si possono individuare tre fasi compositive:
1) Dal 1757 al 1770. Temi sociali e civili. Il poeta è impegnato in una dimensione pubblica.
(La salubrità dell’aria)
2) Dal 1770 al 1785. Funzione sociale della cultura e educazione. Fase più individuale.
(L’educazione – La caduta)
3) Dal 1785 al 1795. Ripiegamento malinconico sui temi dell’interiorità esistenziale. Il tema amoroso è il movente del rimpianto per una vita che trascorre e per la giovinezza che si allontana.
(Alla musa)

Il Giorno


È il capolavoro incompiuto di Parini scritto in endecasillabi sciolti e si colloca tra il genere satirico e didascalico. Il poema parla della giornata esemplare della vita di un giovane nobile che si divide in quattro momenti come le parti in cui è divisa l’opera. Il racconto si svolge dal punto di vista di un Precettore che guida un Giovin Signore fingendo di aiutarlo, in realtà assume una posizione critica che si nota dal taglio ironico dell’opera. Meschinità, vizi e corruzione della nobiltà sono oggetto di una caricatura che segue le idee illuministiche.
- Il Mattino. Inizia con la descrizione dei due protagonisti: il dedicatario è il Giovin Signore, un nobile inetto dedito all’ozio, il narratore è invece un Precettore che istruirà il Signore. La prima opera parla del momento dell’alba: mentre gli uomini comuni si svegliano per andare a lavoro, il Signore va a dormire sono una notte di teatri e giochi. Viene vestito alla moda dai servi, e rivolge un pensiero alla sua Dama di cui è il cicisbeo (l’amante ufficiale). Quindi esce in carrozza per andare da lei.
- Il Meriggio. Qui il narratore cambia punto di vista e diventa il cantore del Giovin Signore. Si descrive il momento del pranzo a casa della Dama dove vengono evidenziati i vezzi della nobiltà. Addirittura durante i discorsi i commensali ricorrono a citazioni pur di fare bella figura.
- Il Vespro. È incompiuto però tratta della passeggiata in carrozza della Dama e del Giovin Signore che visitano anche un altro nobile che ha appena avuto un figlio. Parini satireggia anche vari poetastri presenti all’evento.
- La Notte. È anche questo incompiuto. Qui il Giovin Signore e la Dama, annoiati, vanno ad un ricevimento. Vengono descritti vari personaggi durante delle occupazioni del tutto inutili.

Il Giorno ha la struttura della Parodia. La miserabilità è sempre sottolineata: la vita dei nobili si svolge nell’ozio, nella preoccupazione per cose futili. Per questo Parini ricorre allo stile classicista. Si ha per questo l’effetto della satira: lo stile formale della poesia si unisce alla denuncia della realtà contemporanea.
Del Giovin Signore non sappiamo il nome e non pronuncia alcuna parole. Non ha personalità o interessi reali ma tutto si risolve nell’esteriorità. Lo stesso è per la Dama che ne è la controparte femminile. Il Precettore è invece più complesso: sembra un celebratore della nobiltà in realtà egli critica i costumi corrotti. Egli ha un punto di vista straniato perché rivela la miseria della nobiltà non attraverso la critica aperta ma celebrandolo ed esaltandolo. L’ironia diventa più amare quando si tratta di personaggi non nobili.

Muovendosi tra spazi interni ed esterni, in realtà il Giovin Signore è imprigionato nella gabbia delle convinzioni sociali. Ci da l’idea di una vita che va avanti per inerzia senza prendere scelte.
Il tema della moda è sempre ricorrente e riveste tutti gli aspetti della vita del Giovin Signore la cui vita è una serie di riti estetici che si susseguono senza importanza.

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