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Parini: Vespro – “O sommi Numi, sospendete la notte” – vv. 481-510


Presentazione del brano
Sta ormai calando la sera. Il Giovin Signore e la dama sono usciti col cocchio e dopo aver rivelato al mondo le loro grazie, hanno infine fatto sosta in un angolo appartato, mentre le ombre della notte discendono sulla terra. Il nobile cavaliere scende dal cocchio per avvicinarsi alla carrozza di un’altra dama, anch’essa abbandonata dal suo cavaliere. Dovunque, nel silenzio echeggiano le risa femminili e dovunque le intrecciano le visite fra le carrozze. Ma la notte ormai sopraggiunge ed impedisce al poeta di seguire le vicende e di proseguire il racconto.
Fra i tempi predominanti prevale l’interesse del Parini per l’uguaglianza di tutti gli uomi, in questo caso davanti all’incedere silenzioso della notte
Parafrasi
“Il Giovin Signore è disceso per qualche istante dal cocchio nell’ultima dubitosa ora del crepuscolo. O potrà passeggiare solo lungo il corso, oppure avvinarsi al cocchio di un’altra dama, e inerpicarsi sull’alto predellino e introdurre il capo e le spalle all’interno. Qui, nell’altra carrozza, farai tanto alte salire le tue rise che da lontano la tua dama le potrà udire e si turberà ed interromperà gli scherzi degli eroi che accorsero subito a farle compagnia nella luce incerta della sera, appena rimase sola nel cocchio. O Numi, sospendete il sopraggiungere della notte: e lasciate risplendere alla chiara luce del giorno le imprese del mio Giovin Signore. Ma la Notte segue le sue leggi che non possono essere cambiate e discende con la sua ombra silenziosa sopra il nostro emisfero; ed incedendo con i sui piedi ricoperti di rugiada, confonde in una sola tinta gli infiniti colori e li fa scomparire di cosa in cosa con l’immenso lembo della veste; sorella della morte, [come la morte la notte uguaglia tutte le cose] concede, in modo giusto ed imparziale [equa] un solo aspetto alle piante e agli animali, ai nobili e alla plebe: e insieme confonde e dona un unico aspetto ai volti nudi [non imbellettati] e ai volti dipinti, alle vesti povere e alle vesti sfarzose: non mi permette di vedere quale dei cocchi si allontani e quale rimanga solo in mezzo alle ombre segrete: e tolta dalla mia mano la penna, avvolge il mio signore nel suo tenebroso umido velo”.
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