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L’uscita del Giovin Signore

Parafrasi

Si tratta dei versi che concludono la sezione Mattino de Il Giorno. I maestri hanno terminato di acconciare il Giovin Signore che così è pronto per uscire ed andare a pranzo a casa della dama. I servi lo sostengono mentre sale sulla carrozza ed egli, con una forma di noia esistenziale che accompagna sempre tutti i momenti della sua giornata si lascia sprofondare fra i cuscini. I plebei gli fanno largo, timorosi del fatto che la carrozza li potrebbe travolgere come spesso succede. In questi versi, Parini si lascia andare ad una visione cruda e piena di realismo della considerazione in cui i nobili tenevano il volgo. La macchia di sangue del plebeo travolto dalla carrozza oltre a suscitare sdegno, richiama alla mente un’altra violenza che in Francia scoppierà verso la fine del secolo.
vv. 1026-1033 Per quanto riguarda le occupazioni del mattino, ti basti per ora quello che ho scritto. Già l’orologio ti avverte che è tardi. Ohimè! Quale vago arsenale di oggetti piccolissimi mi pende dall’orologio e accarezza l’udito con un tintinnio molto soave a seguito del loro agitarsi. Che cosa mai non pende? Vi sono persino piccole carrozze e piccoli cavalli come ben forgiati nell’oro da sembrare vivi
[I cocchi ed i cavalli furono la passione del secolo e nella costruzione delle carrozze nell’acquisto di cavalli furono dilapidati delle vere fortune. Inoltre, spesso il cocchiere non erano disdegnate dalle dame settecentesche.
vv. 10344-1037 Ma vi hai tu quello che esiste di meglio? Eh sì, da persona perspicace hai prevenuto o miei insegnamenti: ecco che splende, racchiuso in un piccolo cristallo, il dolce pegno di un amore fortunato
[Si nota un rapporto didascalico e satirico fra il Giovin Signore ed il suo precettore].
vv. 1037-1038Lungi da qui, o profani, poiché a voi non è concesso penetrare oltre
[cioè nei segreti più nascosti ed intimi del cuore del Giovin Signore, visto come semidio].
vv. 1039-1053 E voi antenati ispidi e feroci appartenenti al secolo scorso, venite oggi ad ammirare i vostri luminosi nipoti [la vostra discendenza].Con a fianco i sanguinosi pugnali, voi vi dilettaste ad abitare nelle campagne, nei castelli arroccati [che dall’alto dominavano le terre a voi sottoposte], rigidi nella guancia per i grandi baffi e dall’aspetto torvo e minaccioso, intenti soltanto a consultarvi con gli sgherri, felici solo quando potevate usare le armi che con un’orribile palla andavano di notte a trapassare le porte dei rivali, non meno armati di voi. Ecco invece i vostri nipoti intenti ad agitare tra le dita tranquille i vezzosi ciondoli dell’orologio ed è merito loro se il mondo ritorna all’antica innocenza e rimbambisce.
vv. 1054-1074 Ora vai, o mio Signore, e allieta con la tua presenza il pranzo in casa della dama; a lei, dolce dispensatore, distribuisci il cibo e detta al suo palato e alla sua fame la legge del comportamento aristocratico. Ma tu non dimenticare che in nessuna cosa è lecito ad un grande signore comportarsi da persona mediocre. Che il popolo abbia dei limiti altre ai quali non si può andare mentre la natura a voi dette mente e cuore senza alcun confine. Mostrandoti di gusti difficili, rifiuta ogni vivanda e renditi famoso per l’incredibile astinenza per il disdegno del cibo), oppure diventa famoso come conosciuto divoratore. Intanto addio delizia degli uomini e gloria e sostegno della tua stirpe e della tua patria. Ecco che, umilmente, schierati in due ali, ti accolgono i tuoi servitori; : altri [i lacchè], di corsa, precedono la carrozza per annunciare al mondo il tuo arrivo; altri, timidamente [per una sorta di timore reverenziale] ti sostengono mentre Sali sulla carrozza e con un aspetto severo e silenzioso ti sdrai in un angolo.
[In questi versi viene accentuato il motivo della noia che viene reso ancor più efficace dalla lentezza delle sillabe].
vv. 1074-1077 Fai largo, o plebe, e cedi il passo al cocchio dove si siede il mio Signore. Guai a te se egli, a causa tua, perde uno solo dei suoi preziosi istanti!
[L’uso della dieresi su prezïosi rende maggiormente prezioso quanto inutile il tempo del Giovin Signore ed esalta il significato opposto che essa sottintende. Prezïosi perché non valgono nulla]
v. 1078-Temi il cocchiere. Che non è mai possibile domare né con una legge, né con una verga [frustate], né con una fune
[All’epoca del Parini, i cocchieri godevano del favore dei padroni ed era certi della loro impunità. Nessun nobile avrebbe tollerato che un suo cocchiere fosse punito per aver ucciso accidentalmente un plebeo];
v. 1079 temi le ruote che più volte hanno già trascinato con sé le tue membra nella corsa
[l’immagine delle ruote della carrozza che investono un plebeo e che ne trascinano il corpo ricoperto di sangue è di un realismo estremo] e corsero macchiate del tuo sangue impuro [la colpa dell’incidente non è da attribuire al cocchiere maldestro, bensì’ all’uomo del volgo che si è permesso di sporcare con il suo sangue impuro le ruote lucenti della carrozza, assimilata ad un trono]
Vv 1080-1083 e segnarono il suolo con una lunga scia [di sangue], marcando così uno spettacolo miserevole
[L’immagine della carrozza che massacra la povera gente venne ripresa da Ignazio Edoardo Calvo in una canzone patriottica e questo prova come i componimenti del Parini ebbero una larga diffusione e suscitarono consensi]
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