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Giuseppe Parini: Il Mattino - Riassunto dell’opera


Quando sorge il mattino, il contadino, con il suo bue dall’andamento lento, si reca nei campi mentre il fabbro riapre la sua officina piena di rumori. Questo però, non è il momento del risveglio del Giovin Signore. Egli è rimasto in piedi fino alle prime ore dell’alba e si è addormentato soltanto al canto del gallo. Solo quando il sole risplende alto nel cielo, Morfeo, divinità del sonno, si accinge a svegliare il giovane. Dopo aver iniziato a sbadigliare nel modo più grazioso possibile, viene preso da un dubbio angoscioso: per colazione che cosa bere? Caffè o cioccolata? Quindi comincia a conversare con i suoi maestri di ballo, di canto e di francese e si informa sui pettegolezzi che stanno circolando. Successivamente, incarica un servitore di chiedere se la sua dama abbia ben dormito e se il sonno le sia stato propizio. Quindi affronterà la fatica della toilette giornaliera, occupazione più importante del mattino, al fine di potersi rendere degno del suo nome e beatificare il mondo con la sua graziosa presenza. Durante l’opera del parrucchiere solenne e molto laboriosa, egli scorre con gli occhi un libriccino galante appena giunto dalla Francia oppure ammira gli ultimi gingilli offerti dal venditore di mercerie o dal pittore esperto di miniature. Infine, giunge il momento di sottoporsi ad una nuvola di cipria per imbiancarsi i capelli, secondo la moda del tempo. Allora, il Giovin Signore si avventura in mezzo a quella nebbia con lo stesso ardore con cui i suoi antenati guidavano i cavalli in mezzo alla polvere dei campi di battaglia. Nel frattempo, i sapienti parrucchieri hanno terminato la propria opera per cui egli è ormai pronto a lasciare il palazzo per correre presso la sua dama. Timidamente, i servitori lo sostengono mentre egli sale sul cocchio e in silenzio e con un aspetto severo si sdraia sui cuscini. Il popolo gli fa ala per lasciare passare la carrozza nella sua corsa precipitosa, preso dal timore di vedersi trascinare sotto le ruote che più volte hanno travolto dei popolani e segnato pertanto la strada di una vile striscia di sangue plebeo.
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