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G. Parini – Il Giorno – Il Vespro: Il tramonto del sole (vv. 1-25)

I versi 1-25 costituiscono il prologo del Vespro e, come nelle parti precedenti del Giorno, il Parini contrappone il Giovin Signore con tutto il suo mondo al resto dell’umanità che vive seguendo i ritmi della natura e che lavora. Il Vespro inizia con una visione del tramonto del sole quasi di tipo astronomico e che, per la sua precisione tecnica, ci ricorda Dante. Dopo un breve excursus sull’uomo al lavora (il mietitore, gi muratori, i contadini, il rematore), il poeta ci presenta il Giovin Signore oggetto del desiderio da parte del sole. Molto significativo è l’ultimo verso “che da tutti servito a nullo serve”, riferito al giovane nobile. Il verso può avere una duplice senso:

1) il giovane signore è indipendente e fiero e non è asservito a nessuno
2) il Giovin Signore non è utile a nessuno e quindi è inutile dal punto di vista sociale. Questo concetto si collega a quello illuminista dell’utile civile e sociale a cui tutti devono concorrere per creare la felicità pubblica.
Parafrasi
“Intanto il giorno volge al tramonto per gli uccellini, per gli animali feroci, per i pesci ricoperti di squame per le piante e per i popolani. Già il nostro emisfero sfugge allo sguardo dell’immensa luce del sole: e l’isola di Cuba, il Messico e la California, produttrice di perle, posta all’estremo occidente del continente americano [estrema] si affrettano ad accoglierne i vivi raggi: e dai colli più elevati e dalle torri dei castelli più alti il sole manda il suo ultimo saluto all’Italia che fugge [= il termine “fuggente” è riferito all’ Italia e non al sole come sembrerebbe più logico in quanto è il moto della terra a determinare il giorno e la notte]: e sembra che desideri rivederti, o Signore, prima che le Alpi o l’Appennino o il mare ricurvo [si tratta di un’allusione alla curvatura terrestre] ti nasconda alla sua vista. Fino ad ora, nessun altro [e quindi solo il sole] vide i fianchi del mietitore che impugna la falce [ =falcato] piegati ed affaticati sui tuoi campi, e [nessun altro vide] sulle mura cinte di impalcature, sia braccia che spalle cariche di arnesi di ferro e sugli alti palchi dei tuoi edifici sui quali lavorano i muratori con le loro mani ruvide e rinsecchite, e [nessun altro vide] il contadino davanti ai carri ricoperti di polvere e carichi del tuo raccolto, o sui canali e sui laghi ricchi di pesci, petti villosi di rematori che trasportano le merci destinate agli scambi secondo i tuoi ordini e per garantirti il lusso; tutti [questi sono] visioni ignobili. Ora finalmente il sole potrà vedere colui che servito da tutti non è servitore di nessuno [Il Giovin Signore si accinge a compiere la sua passeggiata pomeridiana]”.
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