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Giuseppe Parini: Il vegetariano - vv. 478-517

Il vegetariano

Parafrasi e spiegazione

Dopo aver descritto il divoratore, Parini passa a descrivere il vegetariano, entrambi commensali al banchetto della dama.
Chi se ne sta seduto vicino a lui? [vicino al divoratore]. Certamente, il caso ha congiunto con accortezza i due estremi, affinché un doppio spettacolo tenga il campo e ciascuno di essi si illumini maggiormente e possa risplendere come l’altro.[Ora, il Parini si rivolge a Priapo, dio degli orti, pregandolo di arrecare sul desco i suoi doni]. O Falcato dio [gli antichi rappresentavano Priamo armato di una falce], degli orti, al quale la città greca di Lampsaco era solita offrire degli asinelli in sacrificio, reca i tuoi doni sul desco del giovane seguace del sapiente di Samo [cioè seguace di Pitagora la cui dottrina prescriveva una dieta vegetale]; egli si siede intorno al desco senza toccare cibo e disprezza la carne [l’atteggiamento del vegetariano contrasta con quello del divoratore descritto nei versi precedenti il quale è infaticabile nel mangiare e nel fiutare le vivande]. E raggrinza schizzinoso le narici e ripiega le labbra formando delle rughe che esprimono nausea e disgusto per i cibi e nel frattempo mastica un po’ di pane [Nell’atteggiamento del vegetariano c’è qualcosa che lo assimila ad un bue. Infatti, il Parini adopera il verbo rumina. Ha un atteggiamento ottuso, giusto per apparire singolare e per creare fama intorno a lui come seguace di una novità filosofica]. Nessun altro eroe seppe resistere così a lungo alla squallida fame che rende macilento; né la debolezza, né gli svenimenti, né le malattie lo vinsero mai: tanto importa conservare agili e snelle le forme, poter vantare costumi originali ed avere fama nel bel mondo di ingegno filosofico. Qualunque anima volgare riservi pure agli uomini moti pietosi; [troppo facile è avere pietà dei propri simili] e le disgrazie, i bisogni e le sofferenze dei suoi simili sappiano risvegliare in lei un facile ribrezzo. Il cuore dell’eroe vegetariano disdegna gli affetti comuni e spinge i dolci palpiti della compassione verso mete più lontane. Muoia colui che per primo osò alzare la sua mano armata sull’agnello innocente o sul pacifico bue [in questi versi il tono si fa molto solenne per sottolineare il modo con cui il vegetariano tuona sopra la tavola imbandita], e che i teneri belati non piegarono il suo cuore sanguinario e nemmeno i pietosi muggiti, né gli piegarono il cuore le morbide lingue che leccavano in modo tortuoso la mano dell’uccisore che, ahimé, stringeva nel pugno il loro destino [lo strumento della loro morte]. Così egli parla, o signore; e al suo pietoso parlare dagli occhi della dama sgorga una dolce e piccola lacrima, simile a quelle gocce tremule, brillanti che durante la nuova stagione, la primavera, stilla dai tralci della vie, commossi e turbati nel loro intimo al tiepido soffio dei primi venticelli fecondatori.
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